Correre perche` t’han detto ch’e` divertente

Titolo polemico e di autoironia, a forza di dai e dai sta diventando il mio motto. Ieri ho corso la mia prima mezza (o mini) maratona, ripromettendomi che non ne volevo sapere piu` di correre una distanza del genere, ma dopo aver passato il traguardo, mentre ero in fila ad una mandria di mufloni trasudanti gel energetici per bere un sorso di gatorade stavo gia` pensando che potrei forse rifarlo. Vedremo. La cosa interessante e` constatare su sé stessi che c’e` molta bio-chimica in questo sport e che la dipendenza di cui molti parlano puo` in effetti essere reale.

In ogni caso, visto che questa corsa rappresenta un po’ una meta raggiunta, ho pensato che potesse essere un buon momento per fermarsi e scrivere qualche riga sull’esperienza “corsa” in cui mi sono trovato trascinato dagli individui a cui mi accompagno. Un titlo alternativo avrebbe potuto essere: da 3 a 21 in 400 giorni.

Un anno e rotti fa ero reduce da 10 anni di sostanziale inattivita` fisica, dopo aver passato i precedenti 20 a muovermi molto tra sport diversi, inframmezzata da episodi sportivi intensi ma localizzati (la partita di volley, la sciata in montagna, la 2-3 giorni a camminare per rifugi). Puo` anche essere comprensibile che cambiando citta`, andando a vivere da soli e cominciando l’universita` ed attivita` ludiche ad essa connesse, fare regolare attivita` fisica non fosse esattamente una priorita`. Sia come sia, mi sono ritrovato trentenne, con 15 chili piu` di quando ero partito e un menisco salvo per un soffio, dopo un movimento sbagliato ad una partita di pallavolo.

Fortunatamente la mia compagna e molti altri amici a cui ci accompagnamo corrono regolarmente, per cui un po’ per spirito di imitazione, un po’ per autopreservazione, ho ricominciato anche io a muovermi regolarmente. Ci sono un po’ di cose che per me hanno funzionato, altre meno: eccole qui.

  • Motivazione, filosofia. Si legge di tutto e di piu` online e su carta sul perche` si corra o si debba correre, la maggior parte ha una eco religiosa e quindi non puo` che allontanare chi e` costruito come me. Alcuni lo fanno per una causa. Ci sono due aspetti del correre, uno e` prettamente fisico e uno e` psicologico. Partendo dal secondo: al di la` di questa premessa trovo che correre sia una cosa da “adulti”. Non avrebbe mai funzionato per me prima dei 30 anni e non ha mai funzionato per me prima dei 30 anni, ma ovviamente e` squisitamente soggettivo. Correre significa trovarsi ad ascoltare i propri pensieri e secondo certi approcci e` un modo per tacitare i medesimi e trovare del silenzio dal “monkey brain”. Questo termine l’ho letto ieri su Runner’s World, ma il mio amico Fedefico lo aveva coniato quando avevamo 16 anni: self-pong. Avete presente quando la mente va in self-pong e rimbalza da un pensiero all’altro senza fermarsi su nessuno? Di solito e` una sensazione che viene aumentata dallo stress fisico o psicologico e correre forza la mente in questa direzione. A me succede di andare in self-pong quasi ogni volta che mi vengono fatte domande dopo un seminario in inglese, ad esempio. O se provo a correre su un treadmill. Per me puo` essere interessante -a volte- provare a ridurre il numero di rimbalzi della mia mente. Una versione simile a questo concetto e` stata messa in forma di comic-book qui. Quando ero piu` giovane correre non era appetibile perche` non riconoscevo il mio self-pong come un aspetto da tenere sotto controllo.
    L’aspetto fisico della motivazione e` ovviamente banale: dopo i 20-22 anni si comincia a leggere la data di scadenza sul corpo (a quell’eta` si raggiunge in media il picco della performance atletica, l’ho scoperto a 25 anni) e il rate con cui il corpo si adatta aumenta. Si puo` ignorare questa naturale evoluzione (d’altronde siamo fatti per crepare verso i 35-40 anni biologicamente) o si puo` cominciare a cercare di metterci una pezza. Scegliendo la seconda si riscoprono molte sensazioni familiari che generano piacere, come sentire i pori della pelle che respirano, il circolare del sangue fino sotto la superficie del derma, il formicolio che questo genera all’inizio dopo un periodo di inattivita` o quando fa freddo, l’acido lattico il giorno dopo uno sforzo prolungato, la quantita` di sostanze chimiche che il corpo pompa in circolo, l’accelerazione del metabolismo. La cosa piacevole e` anche vedere come il corpo si adatta e si compiace dell’attivita` fisica settimana dopo settimana. Chi sono io per negargli il piacere di riscoprirsi un po’ animale da savana?
  •  Attrezzatura. Vestiti si, scarpe ni. Parte della ragione del fallimento dei miei tentativi di correre regolarmente in passato sono dovuti alla grande indolenza di certe personalita`, ad esempio la mia. Se correre non e` nelle mie corde (non lo e`, peso un quintale, sto molto meglio sul divano!) basta veramente poco per ributtarmi giu`. Una maglietta di cotone che si appesantisce e/o sfrega sulla pelle ti mette di cattivo umore. La sensazione di bagnato puo` farti evitare di uscire la volta successiva. Quindi un buon consiglio che ho ricevuto e` stato quello di ridurre al minimo la sensazione di “malessere” associato al correre, ridurre al minimo le scuse per finirla li`. Con pochi dollari/euro ci si compra un paio di magliette plasticose bucherellate (si quelle che traspirano e blabla) e un paio di pantaloncini stretti aderenti (se avete le cosce di vacca come me o molto corti se avete voglia di osare). Ridurre al minimo la frizione e la sensazione di avere qualcosa addosso e` il passo zero. Cosce molto voluminose possono anche mettersi un po’ di lubrificante/crema dove sfrega di piu` (ho visto gente che ci si mette pure una pezza adesiva). La regola zero rimane: ridurre al minimo le scuse. E` un concetto molto ben espresso in un post di @abeggi.
    Sulle scarpe ho un’opinione molto piu` blanda. Sembra che siano la soluzione a tutti i mali e senza dubbio la regola zero rimane valida, ma non ho trovato rivoluzionari benefici. Secondo me bisogna sentirsi a proprio agio e fare un po’ la tara alla moda del momento o a “filosofie” della corsa che magari non fanno per noi. Quindi: trovare una scarpa che funzioni per te e bona li.
    Accrocchi musicali secondo me sono esclusi, perche` impediscono di ascoltare respiro, piedi (non devono fare troppo rumore quando battono) e il corpo in generale, oltre che al traffico umano e di veicoli, ma se proprio proprio uno non puo` farne a meno, che sia qualcosa di leggero con cuffiette che passano attorno all’orecchio: ridurre al minimo le scuse.
  • Forma della corsa. Prima pensavo che per correre bastasse mettere un piede davanti all’altro. In un certo senso e` vero, ma se vuoi correre bene e` meglio farsi consigliare da chi sa correre. D’altronde lo riteniamo assolutamente naturale se applicato ad altri sport: se e` la prima volta che metti un paio di sci ai piedi magari prendi due lezioni prima di buttarti su una pista nera. Se stai appena a galla, magari ascolta i consigli di chi nuota prima di affrontare le onde. Questo riduce al minimo le chance di farci male, avere una nuova scusa e quindi ricadere nella regola zero. Regola uno che funziona per me: ascolta il tuo corpo, usa il buonsenso ma fatti consigliare da chi lo fa meglio di te.
    Ho trovato che concentrarmi sul ridurre la lunghezza del mio passo (quindi aumentare la frequenza della corsa) mi forza ad appoggiare il peso piu` verso la punta che verso il tallone. In questo modo uso il piede piu` per come e` costruito che per come sono abituato a camminarci sopra, qualcuno sostiene che e` uno dei meccanismi evolutivi che ci ha permesso di primeggiare tra i primati (le scimme camminano e non hanno praticamente muscoli nel didietro, noi abbiamo dei gluetei mica male -chi piu` chi meno-, fasce muscolari che partono dal bacino e scendono fino sotto la pianta del piede, un arco piu` pronunciato). Per ricordare al mio piede come vorrei che atterrasse, prima di ogni corsa faccio qualche saltello sul posto e/o piego le ginocchia in piedi sul posto battendomi il sedere coi talloni. Subito dopo parto e cerco di continuare a forzarmi di non far atterrare il piede piu` avanti del bacino.
  • Compagnia, luoghi e gare. Non so se avrei iniziato a correre regolarmente se non fosse che la mia compagna lo faceva regolarmente da piu` tempo di me. Ha senza dubbio avuto molta pazienza e costanza nel prendersi una valanga di insulti (che mi aiutano a superare il momento di maggiore fatica) e nel portarmi fuori quando non volevo. Inoltre ci sono molti amici (@outruncancer) che, pur facendo cose folli con la corsa, riescono a rimanere collegati colla realta` e trabordano motivazione anche per chi, piu` umilmente, parte correndo pochi km. Porsi degli obiettivi fa molto scuola di pensiero anglosassone, magari scrivendoli su un foglio. A me personalmente questo modo di ragionare suona un po’ scolastico e quindi non mi sconfiffera molto: funziona molto melgio l’incentivo economico. Mi registro per una corsa, pago la gabella ergo -porca miseria a me che mi sono registrato- devo correrla. Non esiste che spreco dei soldi per (non) correre. Immagino che sia molto soggettivo, basta trovarsi il tipo di impegno che ha piu` successo per come funziona il proprio cervello, io non riesco a sopportare gli sprechi. E` un po’ un prendersi in giro da soli, ma visto che funziona tanto vale.
    Sempre come corollario alla regola zero, se si riesce a correre in un posto “bello” e` molto preferibile che farlo dove basta poco a scoraggiarsi. Vale anche per le gare ovviamente!
  • Progressione. Potrebbe essere la mia regola due: non strafare. Puo` essere poco applicabile a seconda delle motivazioni (vedi sopra) per cui uno corre. Se corri per superare i tuoi limiti o cose del genere per definizione dovrai strafare ad un certo punto. Se corri per lo piu` per tenerti in esercizio e perche` ti fa stare bene questo consiglio avra` piu` senso. Il non-strafare si applica alla singola corsa e all’allenamento in generale. Consiglio: corri sempre in allenamento quanto basta a farti parlare. Non dico che devi per forza parlare di continuo, potresti risultare fastidioso/a a chi ti accompagna…ma se non riesci a parlare vuol dire che stai strafando e probabilmente sei in fase anaerobica. Finirai prima del previsto, col fiatone e una sudorazione esagerata, i muscoli ti faranno piu` male e piu` a lungo. Ricadrai velocemente nella regola zero. Il mio errore principale all’inizio delle mie corse, quando sono uscito le prime volte a fare 3-4 km era quello di andare troppo veloce. Uscivo per una corsetta con l’idea che dovesse durare un tot e poi mentre correvo non vedevo l’ora che finisse, quindi acceleravo. Funziona molto di piu` il prenderla con calma, senza guardare l’orologio con una deadline in mente. Un altro grande aiuto specie quando ci si comincia a conoscere e` quello di usare un GPS da polso. Ce ne sono di varie forme, dimensioni e costi ma ormai con pochi soldi (piu` o meno come un paio di scarpe) si puo` avere un oggettino al polso che ti misura tutto il misurabile e ti dice quanto veloce vai. I telefoni e le applicazioni varie ricadono facilmente nella regola zero, oltre ad essere spesso inaffidabili perche` perdono il segnale, quindi il mio consiglio e` di usare un Garmin, per dire. La fascia pettorale per i battiti che spesso viene assieme al gps per me sta nella regola zero (mi stringe, mi struscia, mi fa andare in self-pong) quindi non la uso mai.
    Con questi piccoli accorgimenti in breve tempo (pochi mesi) il numero di km corribili per volta e alla settimana cresce fino ad arrivare a distanze in cui ti rendi conto che stai esplorando dei posti raggiungendoli a piedi! Certo che se corri in mezzo al traffico di una grande citta` forse la motivazione di esplorare non e` cosi` forte, ma se si riesce ad allenarsi in zone piu` piacevoli, rendersi conto che i tuoi piedi ti possono portare piu` velocemente dei mezzi pubblici da A a B e ritorno e` una bella sensazione.

Morale della favola, ad ognuno il suo, a partire dalle motivazioni per arrivare ai metodi, ma farsi aiutare e consigliare puo` essere la chiave per vincere quella parte di noi che ci ricorda come stare sul divano e` molto meglio che uscire a correre. Scoprire come funziona il proprio corpo pero` e` una sensazione che difficilmente si prova sul divano, quindi…forza, vai a correre.

* Nota: io parlo un po’ a vanvera, non c’e` niente di scienfico in questo post, quindi se un termine suona tale e` solo per sentito dire.

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