Post musicale

Ah! Chi ha cliccato qui sperando che partisse automaticamente un jingle rimarra` deluso/a. Anzi, visto che mi sento in vena di simpatia, a chi sperava in un jingle suggerisco l’ottimo jingle bells tradotto in italiano con googletranslate (a me e Ila ha fatto venire i crampi dal ridere per l’ennesima volta).

Passiamo alla natura del post: musica impegnata. Ieri sera siamo andati all’Opera House a sentire Joan Baez e cosi` ho scoperto che l’Opera House non ha solo una mega sala, la Concert Hall (l’unica che ho visto di persona fin’ora in un paio di occasioni) ma, ad esempio, l’Opera vera e propria e` in un’altra ala. Guardandola da fuori non sembrava cosi` grande, ma mi fido.
Dunque, come in altre occasioni i nostri posti prenotati erano ovviamente i piu` economici (e gia` cosi` non e` che esattamente te li regalino). Gate 14 sú in alto, fila X, sedili 31 e 32. As usual…
Ci sediamo e si nota che l’eta` media e` sui 65, con una coda nella distribuzione dell’eta` che arriva ai 25, come si nota da qualche nonno/a che ha portato la nipote a sentire la musica che piaceva in gioventu`. Sfortunatamente qualcuno dei pensionati attorno a noi (non siamo stati in grado di definire con precisione la provenienza) ha anche problemi al colon, per cui con una regolarita` quasi svizzera ogni tot minuti rilascia una nuvola di gas venefico dalla porta posteriore. Beeeeene sara` una fantastica serata.

Nei momenti di noia mi metto a fare una stima della capacita` della sala, arrivo a ~2200 posti a sedere, riconoscendo comunque una difficolta` nel fare la stima ad occhio perche` la platea si allarga man mano che risale e c’e` una parte che dal gate14-rigaX non si vede. A quanto pare non ho sminchiato di tanto, il totale di posti a sedere sono poco meno di 2700, di cui 2100 in platea.

Note negative a parte, una o due stecche o schiarimenti della voce lievemente catarrotica della cantante, direi che e` stata una bella serata. Se non altro perche` non capita tutti i giorni di sentire una persona ironizzare in una canzone (Diamonds and rust) sul fatto che ha portato un caffe` a Bob Dylan 50 anni fa o ricordare con mal celato orgoglio (e ci mancherebbe…) quando Martin Luther King Jr. (MLKJr) le ha chiesto un favore.
Erano gli anni iniziali del movimento per i diritti civili (’62-’63) e il reverendo doveva tenere un discorso in una citta` del West Virginia -credo-. Unico problema: i genitori bianchi prendevano a sassate i ragazzini neri che andavano ad ascoltare questo carismatico signore coi baffetti. Martin Luther King ha quindi chiesto a Joan il favore di andare ad aprire lei le danze un giorno prima con un concertino, in modo che si tirasse dietro un po’ di stampa e scoraggiasse i piu` violenti tra i lanciatori di sassi.
Per la cronaca, ha funzionato! Sempre per la cronaca, Joan aveva 22-23 anni all’epoca: c’e` poco da fare, chi e` Grande lo e` anche da piccolo. Bon morale, MLKJr arriva il giorno dopo ma e` stanco e quindi schianta in albergo e tocca a Joan andarlo a svegliare. Cosa che lei fa suonando la canzone che poi ci propone. Esticazzi!

Nuova nota positiva, Joan include una canzone (From little things big things grow) australiana che coinvolge -secondo me molto piu` di tutte le altre che ha cantato- il pubblico:

E` una canzone sulla protesta dei Gurindji e racconta la storia di Vincent Lingiari. Leggete il testo e godetevela tutta, a me fa venire un po’ in mente De Andre`. Una storia tra tante sul difficile rapporto tra invasori e invasi, in questo grande continente d’Australia.
La storia e` quella di resistenza non-violenta di tanti popoli, di tante comunita`, di tutti i tempi. In questo caso, una storia degli anni ’60 che e` diventata una canzone solo una ventina di anni fa. Ho molta poca simpatia per il concetto di proprieta` della terra che viene sbadierato oggi come pretesto per ogni riconciliazione (come se anche per gli aborigeni la terra non fosse stata “in prestito”), ne ho molta di piu` per la lotta che questi hanno condotto per aver riconosciuti i piu` primari tra i diritti civili.
Parte qualche lacrima nel pubblico.

Poco dopo segue l’inno non ufficiale d’Australia, Waltzing Matilda. In realta` quella che canta Joan e` una canzone pacifista che si chiama The band played Walzing Matilda

Dunque, ci si potrebbe scrivere un libro intero (e ce ne saranno gia` chissa` quanti…a proposito, quante cose ci sarebbero da leggere, da studiare, da insegnare) su questo singolo titolo. Cercando di rimanere dentro una pagina sola, la canzone qui sopra e` un inno contro la guerra che racconta di uno dei 50.000 “poveri cristi” che furono mandati nella prima vera spedizione militare Australiana e Neo-Zelandese della storia, un evento che definisce tutt’ora cosa significa essere australiani e che sicuramente c’e` nel test per la cittadinanza: l’Anzac-Day. Era la prima guerra mondiale e il contingente d’oceania e` stato mandato male armato e mal preparato (ricorda qualcosa?) a ingaggiare battaglia a Gallipoli (no, non in Puglia…in Turchia). In un soffio sono stati maciullati dall’artiglieria e tanti saluti. L’Anzac-Day rimane una delle date piu` celebrate, l’Anzac bridge e` uno tra i piu` fichi, etc etc…son sicuro che il lettore interessato sara` gia` su wikipedia perso tra un ipertesto e l’altro.
Nella canzone qui sopra, si menziona il fatto che la banda suonasse Waltzing Matilda, quella vera, che e` una canzonetta di fine ‘800 che e` cosi` popolare che viene appunto considerata l’inno non ufficiale del paese. E` una storiella di uno “swagman” (trad: un barbone, letteralmente uno che trasporta le sue cose avvolte in una coperta fatta a zaino “swag”) che chiama le sue cose per nome (Matilda) e che uccide una pecora per magnare ma quando arrivano i gendarmi (con i colbacchi, con i colbacchi) preferisce annegarsi in un “billabong” (un laghetto) che farsi incarcerare. Cosi` facendo tra l’altro diventa un fantasma che infesta la zona! Godetevela con la spiega:

Ora, se siete arrivati fin qui magari vi intrippera` il fatto che Waltzing Matilda suoni molto tedesco vero? Beh non e` a caso: deriva da Auf der Walz sein, una vecchia tradizione che un altro signore coi baffetti (non MLKJr), molto popolare in germania dagli anni ’20 ha cancellato assieme ai suoi decerebrati accoliti. La tradizione e` quella di andare un po’ (il Wanderjahr) in giro a “imparare le cose del mondo” prima di cominciare la tua vita adulta e dopo aver terminato il tuo praticantato per diventare artigiano.
Waltzing Matilda puo` quindi essere tradotto come “bighellonare portandosi dietro le tue cose” e quindi si porta dietro una vagonata di storia e di riferimenti su cui sarebbe bello scrivere una tesi intera.
Sapevatelo!

Nota finale, un gruppo di sciamannati (i “pastori del mare”) che mi piace per molte cose e mi dispiace per poche, ha onorato Walzing Matilda chiamando una delle operazioni proprio cosi` http://www.seashepherd.org/matilda/

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postpostilla: un amico mi avvisa che il Waltz non e` stato eradicato dal baffetto antipatico e che persiste in Germania. Seguira` -speriamo- qualche info a riguardo

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