Tas-Tas-Tasmania!

Chi si ricorda il cartone di Taz?

Ecco io da bambina non avrei mai immaginato che sarei veramente stata in Tasmania prima o poi, e invece…

L’accoglienza al Sydney domestic airport non e’ stata delle migliori: fila e folla degna di malpensa al 30 luglio. Noi forti del nostro check-in online ci mettiamo in una fila cortissima, dopo dieci minuti uno dei signori Jetstar ci chiede dove siamo diretti e a che ora parte il nostro volo (due ore dopo), quindi ci dice:

“No no questa e’ la fila per il volo di Melbourne che parte tra mezz’ora, adesso andate all’inizio della fila (una serpentina anarchica -ma non a forma di A- che iniziava a circa meta’ aeroporto) e se poi pasa troppo tempo e il vostro volo parte vi chiamiamo e vi facciamo passare davanti”

“Ma noi abbiamo fatto il checkin online!”

“Oh non fa niente qui e’ tutto assieme!”

Welcome to Italy.. uops, no welcome to Australia!

Ci mettiamo in fila con calma e rassegnazione imparata dopo anni di pratica in Italia e dopo circa un quarto d’ora arriva un’altro omino Jetstar che prende persone letteralmente a caso e le fa passare avanti, noi siamo tra i fortunati prescelti. Ovviamente non ci siamo messi a chiedere il perche’ stavamo saltando la fila.

Insomma atterriamo a Hobart con un’oretta di ritardo. Prendiamo il taxi per andare in centro e paghiamo la bellezza di 52$, scendiamo commentando che costa piu’ di New York! Ci piazziamo nella nostra camera, che e’ all’interno della struttura di un pub con tanto di biliardo, tavoli scommessa e partite di sport vari. La stanza e’ estremamente minimal e vissuta ma e’ pulita quindi va benissimo! Poi dopo le esperienze a Parigi o a San Pietroburgo, che ci ferma…

Usciamo alla scoperta di Hobart. Diciamo che e’ una cittadina caruccia ma nulla di che se non per il porto, che e’ molto carino se ti piacciono i porti. Barchette varie e sopratutto barche di pescatori con tutti gli arnesi sopra. La cosa notevole del porto e’ un pub/ristorante/bar/tuttoquellochetivieneinmente che sta al porto con vista mare, e fa del fritto meraviglioso. Ci fermiamo dopo il nostro giro per bere un paio di birre e vedendo quei cestini pieni di cibo color oro e che profuma di olio fritto decidiamo di ordinare qualcosina. Vado io ad ordinare e, come al solito, non so trattenermi: calamari fritti con patatine fritte, gamberetti fritti con patatine fritte, salmone alla griglia con insalatina e salsa e per finire un’insalata, che come dice l’Albi “lava giu’ tutto”. Quando ho finito di mangiare si poteva sentire il baccano del colesterolo che faceva un rave party di tre giorni nel mio corpo.

A Hobart dovevamo comprare le mappe dei tre parchi naturali oltre ad altre cose per la settimana di trekking. Io avevo trovato un negozio solo di mappe in pieno centro, andiamo diretti li, e’ sabato pomeriggio, in altissima stagione turistica, ovviamente sara’ aperto e avra’ fatto rifornimento di mappe dei parchi tasmani. Camminando sulla via dei negozi si Hobart ci rendiamo conto che sono tutti chiusi, mah… Arriviamo davanti al negozio in questione e leggiamo che il sabato chiude alle 12.30 e la domenica e’ chiuso. Ovvio no? I turisti arrivano di lunedi’ mattina e comunque perche’ tenere aperto in altissima stagione estiva quando potrei vendere un sacco di piu’? Mmmm…. ho un dejavu’! Dopo aver ringraziato i santi del calendario, torniamo verso l’ufficio turistico sperando di trovare li quello che ci serve. Passiamo di fronte ad una libreria di libri usatissimi e di ogni genere, provo a spingere la porta ed e’ aperto. Il vecchietto all’ingresso ci fa un cenno di saluto e io mi sento come catapultata nella libreria dell’inizio della storia infinita, quando Bastian trova il libro appunto. Non si sa per quale arcano motivo chiediamo se per caso ha delle mappe e lui ci dice che ne ha qualcuna ma sicuramente non quello che cerchiamo noi. Va a prendere da uno scaffale impolveratissimo delle mappe di stradali della Tasmania e cose simili e poi tira fuori la mappa del parco naturale dove siamo diretti. Io non ci potevo credere, era un po’ usata ma in quel marasma c’era esattamente quello che cercavamo, e per soli 3$. Felicissimi prendiamo la nostra mappa e il tizio ci dice “lo vede quello scaffale pieno di libri vecchi, be’ prendetene uno, ve lo regalo io”, “Veramente? Oh grazie!”, e decidiamo di prendere “The great tales of the sea”libro del 1979 che parla di James Cook e simili. Io speravo in un libro con l’ Auryn ma non l’ho trovato.

Domenica mattina facciamo l’ultima doccia della settimana e nel pomeriggio prendiamo il nostro camper. BELLISSIMISSIMO! Siccome siamo stati pure upgradati abbiamo avuto un camper vero e proprio con forno, fornelli, lavello, doccia, bagno etc… Ovviamente siccome   per usare lavello e cesso devi (i.e. Davide deve) poi ricaricare l’acqua e svuotare il contenitore del bagno chimico (i.e. la cacca) abbiamo -democraticamente- deciso che avremmo usato il meno possibile queste meraviglie della tecnologia ma almeno se ci fossero servite per una necessita’ erano li!

Partiamo alla volta di Narcissus. Non staro’ qui a raccontarvi tutte le tappe che tanto vedrete nelle foto qui:

https://plus.google.com/photos/116402320004531105819/albums/5835859775208838865/5835868753152231410?authkey=CPyYzITngf2ZcA

Pero’ giusto per la cronaca siamo stati in tre parchi nazionali: Lake St. Claire, Walls of Jerusalem e Freycinet. Non so quale ci sia piaciuto di piu` perche’ sono stati tutti davvero belli e proprio non ce ne volevamo andare dalla Tasmania!

Molti ci hanno chiesto come abbiamo girato, ecco questa credo sia la cosa piu’ importante se uno vuole andare in Tasmania e girare i parchi. Abbiamo fatto tre giri da due giorni ciascuno, quindi abbiamo dormito una notte in tenda e una in camper per una settimana. In camper e’ capitato due volte che fossimo vicini a dei bagni pubblici, quindi a pezzi ci si poteva lavare (nello stupore della gente che entrava e ti vedeva seminudo lavarti il lavabile), io mi sono anche lavata in capelli nel lavandino del bagno come se fosse la cosa piu’ naturale del mondo. Una notte invece abbiamo mollato il camper vicino alla strada all’inizio di un bosco e abbiamo dormito li.

Nei parchi invece abbiamo dormito in tenda, ma non in un campeggio organizzato, anzi! Salivamo il primo giorno fino al posto dove era possibile mettere le tende, il che significa che c’erano magari delle specie di pavimenti di legno (pedane, ila. pedane) su cui potevi mettere la tenda oppure una casupola coperta, dove chi non aveva la tenda poteva dormire per terra dentro col sacco a pelo e intorno alla casupola si poteva mettere anche la tenda. In due casi su tre abbiamo trovato anche un rubinetto con dell’acqua piovana che si poteva usare per bere o per cucinare. Tra le facilities c’era anche un bagno, stile bagno del rifugio  alpino: alzi il coperchio e c’e’ un buco che va a finire nel terreno con tutta la cacca di tutte le persone prima di te e con tante mosche che fanno festa. Io ho sempre preferito il bosco.
Dado aveva invece paura che si materializzasse un golgotiano

Ovviamente per salire avevamo degli zaini pesantissimi (12-15kg) perche’ dovevamo portarci tutto: tenda, acqua 4 litri a testa, cibo, vestiti per coprirci la notte a 3-4 gradi. Le notti in tenda sono state fredde, piu’ fredde di quanto ci aspettassimo e per fortuna che negli zaini ci eravamo portati cappelli di lana, calze di lana e pile.

Abbiamo trovato vari metodi per lavarci, siccome alle volte c’erano questi rubinetti di acqua, e’ capitato che nessuno fosse in giro e quindi ci siamo fatti praticamente una doccia completa col rubinettino dell’acqua piovana, un po’ di naturismo non ha mai fatto male a nessuno. Alle volte camminando abbiamo incontrato laghetti e quindi non potevamo trattenerci almeno da una lavata di ascelle (anche se poi mettevamo su la stessa maglietta). Il meglio cmq e’ stato quando siamo arrivati a Frecynet park che e’ sul mare, a mollo in un’acqua che cosi’ bella, transparente, calma e azzurra non l’ho mai vista, c’erano 15 gradi in acqua ma ci si butta e passa la paura!

Abbiamo attraversato dei panorami molto diversi tra di loro e sicuramente diversi da quelli che puoi vedere a Sydney o nelle noiosissime blue mountains. Tanto che ad un certo punto abbiamo attraversato un bosco fitto fitto con gli alberi coperti di muschio e la radici che ondulavano tutto il terreno: “Where are we going mr. Frodo? I’m tired”, “Come on Sam! Few minutes more and we will have a rest!”. Sembrava di essere nel signore degli anelli. Pare che la Tasmania fosse collegata all’immensa isola australiana, poi si sia staccata mantenendo questa incredibile varieta’ di panorami, le colline e le montagne che precipitano sul mare. Sembra davvero un altro mondo rispetto al deserto australiano.

Un’altra cosa che ci ha proprio colpito della Tasmania sono gli animali selvatici. Probabilmente perche’ siamo stati in parchi naturali, dove ci sono pochissimi segni di umanita’ o forse perche’ la tasmania e’ ancora piu’ selvaggia dell’australia, ma abbiamo visto un’incredibile quantita’ di uccelli variopinti, falchi e ridacchianti Kokkaburra; Possums, enormi scoiattoli in gradi di tirare sul il filo del nostro sacchetto del pattume attaccato ad un albero, aprire il sacchetto, mangiare il necessario e mollar giu’ quello che non serve; Wallaby, che sono tipo canguri ma un po’ piu’ piccoli, ne abbiamo visti perfino in spiaggia; Echidna, enormissimi ricci, che si muovono lentamente e hanno un naso lungo attraverso cui cercano cibo, cacciando davvero il naso in ogni buco che trovano; Vombati, che sono palle di grasso con delle minuscole zampette e si muovono lentissimamente; smodata quantita di farfalle e insetti coloratissimi. E serpenti. Ecco la parentesi rettiliana non poteva mancare ed e` stato interessante vedere come il rispetto per la Natura superi quello che noi considereremmo buon senso.
Per attraversare lake St. Claire si puo` prendere un battello che ti risparmia 14 km di noiosissimo bosco. Al piccolo molo di arrivo (nota che ci sono anche famiglie e bambini che fanno il primo pezzettino di percorso) la guida t’avvisa “Ah si, fate attenzione perche` proprio qui al molo s’e` stabilito un tiger snake da un po’ di tempo. Occhio che e` mortale, quindi passateci lontano”. Puntualmente fatto su in qualche spira c’era questo serpentone nero dall’aria annoiata. Ecco per me l’idea che sia il turista a doversi spostare e il serpente mortale non viene toccato (non dico accoppato, ma neanche spostato di 30 metri) nonostante sia il punto piu` trafficato del parco, significa davvero cercare di avere impatto zero sull’ambiente. Piaciuto!
Di cugini troppo cresciuti di quel serpente ne abbiamo poi visti un paio molto grossi ( a mio modo di vedere, un metro e mezzo per 4 cm di diametro di serpente nero sono sufficienti) lungo il percorso. Fa abbastanza impressione il rumore che fanno quando si rendono conto che stai arrivando e scappano: sono una vera potenza! L’ultimo l’abbiamo visto scendendo da Walls of Jerusalem in una giornata molto calda. Cosi` calda che dado s’era appena tolto le ghette “che tanto ieri non ne abbiamo visti, qui sara` passato qualcuno nelle ultime ore e io sto sudando come una fontana”. 200 mt. dopo un altro cugino rettile parte nella nostra direzione e poi scappa nel bosco…dado congelato aspetta qualche secondo e poi si rimette le ghette. Sai com’e`.

Come avrete capito ci siamo un po’ innamorati della Tasmania, certo bisogna anche amare le camminate in montagna e la fatica quando sali metri di dislivello, la tenda e zero “comodita’” (poi vediamo se e’ piu’ “comodo” svegliarsi e dover fare pipi’ in un bosco, colazione mentre guardi le montagne con l’odore del bosco che ti entra nei polmoni; oppure svegliarsi, andare nel proprio bagno, farsi il caffe’, aprire la finestra e avere la zaffata di smog e il rumore costante di auto e tir che passano sotto casa). Noi abbiamo anche amato il fatto che il concetto di turismo e di alta stagione e’ un po’ diverso dall’europa: non c’e’ affollamento, mai. Sicuramente perche’ siamo in un territorio molto poco popolato per la sua estensione e molto distante da tutto, ma in ogni parco avremo incontrato non piu’ di 10 persone in totale. Anche quando siamo stati a Frecynet park sul mare in questa spiaggia di 1,5km fatta di sabbia bianca sottilissima che sembrava farina, acqua cristallina e mare calmissimo, possibilita’ di campeggiare (senza neanche l’acqua), c’erano forse 10 persone in tutta la spiaggia nel momento di massimo affollamento. Pace, silenzio, spazio.

Per farvi venire ancora piu’ voglia di venire in Tasmania, ecco il video (oltre alle foto):

Bluebottle mi hai attaccata ma io sono piu’ forte!

Ebbene si, dopo tanto parlare degli animali mortali e semi-mortali dell’Australia, abbiamo avuto il primo contatto decisamente diretto.

Ieri, giornata caldissima, cieli limpido, mare non troppo agitato, onde massimo 2 piedi, perfetta giornata per i surfers beginners come noi e per la spiaggia.

Andiamo con amici nella nostra spiaggia preferita, Maroubra. Sembriamo la famiglia Brambilla al mare: ombrellone, chili di pasta fredda con tonno, formaggio e olive, mute, cuscino gonfiabile per la testa e tavole di vario tipo, mancava solo il materassino gonfiabile.

Prima di buttarci nella pasta fredda decidiamo di fare il bagno (perche’ poi si sa che bisogna aspettare almeno tre ore prima di ributtarsi in acqua). Mettiamo la muta, prendiamo le tavole e ci buttiamo. Io e la mia amica Ari abbiamo le body-boards, cioe’ delle tavolette da corso di nuoto, quelle che gli istruttori usavano per farti fare gli esercizi faticosissimi solo di gambe e con un braccio solo o robe del genere; pero’ le body-boards sono piu’ lunghe e larghe e le usi per prendere l’onda e cavalcarla ma da sdraiato. Il coniuge invece si e’ buttato direttamente sulla tavola da surf e cercava di uscire un po’ per cavalcare le onde piu’ grosse, un vero professionista oramai. Io e Ari invece Dopo un po’ di risate e tentativi (falliti) di uscire in mare decidiamo di uscire dall’acqua.

Sono sulla riva e sento un mordicchiamento pizzicante al piede. Guardo e mi trovo una bluebottle avvinghiata al mio piede che non si stacca, per toglierla ho dovuto prendere della sabbia e grattarmela via. Ora queste bluebottle sono della famiglia delle meduse ma non sono mortali come quelle che in questo periodo si trovano nel Queensland.

Il mare ne e’ invaso, sopratutto a riva e lungo il bagnasciuga se ne vedono davvero una marea. Sono animaletti dal corpo trasparente e un lunghissimo prolungamento blu elettrico, e proprio se ti tocca con quel prolungamento ti irrita. Giusto per farvi capire vi metto una foto:

Blue-bottle_cr

 

 

Quando mi ha morso ho sentito bruciore ma come non so una puntura di ape ma diffusa sul piede, insomma niente di mortale. Ma nel dubbio ho voluto correre dai bagnini e farmi soccorrere 🙂

Ilaria: “Ehm, salve mi ha beccato una bluebottle sul piede”

Bagnino:”Ok, siediti e ti do del ghiaccio.”

I:” Ok, ma quindi basta che ci metto il ghiaccio sopra e passa tutto? Non posso metterci un disinfettante qualcosa?”

B:” No, no solo ghiaccio. Poi tra circa 10 minuti inizierai a sentire le gambe pesanti, ti inizieranno a far male i linfonodo all’inguine ed e’ meglio se stai sdraiata e non  fai sforzi.”

I:” Scusi???”

B:” Be’, si e’ il veleno della bluebottle che ti entra in circolo, ma stai tranquilla il dolore ai linfonodi dura solo un’oretta, poi e’ tutto a posto. Non e’ niente dai!”

I:” Ah, ho capito, eh va be’ allora torno al mio asciugamano a sdraiarmi e ad aspettare di sentire che il veleno mi entri in circolo, non potendo far nulla per evitarlo.”

B:” Si mi sembra una buona idea.”

Torno al mio asciugamano e aspetto un 10 minuti, sento il veleno che inizia a diffondersi. In effetti sento il linfonodo all’ inguine della gamba destra (quella mordicchiata) che inizia a far male, ma male che lo sento eh. E poi dopo circa 15 min il male si diffonde all’interno coscia e dura circa mezz’ora, poi inizia a calare.

Chiaramente non e’ successo nulla di che, ma sinceramente pensavo che queste bluebottle fossero come le nostre meduse: pizzicano un po’ ma niente di che, non mi aspettavo mica di dover star ferma per un’ora a sentire effettivamente il veleno che mi entra in circolo e poi se ne va.

In ogni caso, finito l’effetto del veleno ho deciso di affrontare le bluebottle ancora, sono rientrata in acqua e, stavolta senza tavola, sono stata una mezz’ora a giocare con le onde e stavolta niente bluebottle. Anche perche’ due in un giorno e’ improbabile.

Come ha detto il surfista a cui uno squalo ha portato via 30cm di tavola:

“Ovvio che tornero’ a surfare, la probabilita’ di essere riattaccato da uno squalo adesso e’ molto piu’ bassa!”

2012 in review

I folletti (folletti? cominciamo bene) delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 6.300 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 11 years to get that many views.

A me sembra un esempio del menga. Ma tant’e`.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.