Mezza maratona con yumcha e un po’ di birra

Il 16 settembre c’e’ stata una grossa manifestazione “corsereccia” qui a Sydney, la Blackmores Marathon, in realta’ c’erano corse di ogni tipo, io ho fatto con un paio di amici la mezza maratona.

Sveglia ore 4.30, partenza prevista della mezza maratona ore 6.20 (fottuti aussie e il vostro vizio di alzarvi all’alba a “fare cose”). Dopo i primi 10 minuti di odio (stile “1984” di Orwell) mi sono ripresa, ho fatto colazione e sono scesa sotto casa a prendere il taxi che avevo prenotato il giorno prima.

Salgo sul mio bel taxi e dico al tizio:

“Salve, devo andare al Cremorne Point, sa vero che non possiamo passare dal ponte perche’ e’ chiuso?”

“Ah no.. ehehe… sono nuovo del mestiere e’ il mio secondo giorno, dove devo andare allora?”

(Ma porca p…ana, sono le 5.15, devo andare a correre una minchia di mezza maratona ancora al buio e dovevo beccare il tassinaro alle prime armi che non sa come girare nell’immensa e incasinata sydney, non arrivero’ mai! Pensa a un modo per farti risarcire il piu’ possibile dalla compagni di taxi!)

“Be’… dovremmo prendere il tunnel, quello che passa sotto l’oceano, ha presente? Andiamo verso Oxford Street se non ricordo male e da li dovremmo riuscire a prenderlo..”

“Ah, si ehm… Oxford street… ehm, aspetta che mi giro su questa via e poi vediamo…”

“Ma non puo’ girarsi su questa via e’ a senso unico!!!! Senta ma visto che ha il navigatore non puo’ accenderlo e seguire il suo (fottuttissimo) navigatore?”

“Ah si buona idea, lo faccio subito!”

Chissa’ quanto durera’ questo qui a fare il tassinaro a Sydney…

In ogni caso arrivo piu’ o meno in orario a casa di un’amica che correva con me, poco dopo si e’ aggiunto il terzo elemento e siamo andati alla linea di partenza mentre appena albeggiava.

La partenza e’ stata molto bella, eravamo dall’altra parte del ponte (dalla parte opposta rispetto all’Opera House per intederci) e dopo un paio di chilometri eravamo sul ponte. Attraversare il ponte all’alba, senza macchine e ascoltando “Fischia il Vento” e’ stato bellissimo! E alla linea di arrivo avevo “notti magiche” a manetta, mai canzone fu piu’ azzeccata!

Devi dire che ho corso bene e tranquilla e sopratutto negli ultimi chilometri ero spinta dal fatto che avevo portato con me la bandiera e dovevo aprirla di li a poco. Mi era venuto in mente un mesetto fa di portare la bandiera, quella europea. Da quando sono qui sento l’Europa molto piu’ vicina di quando potessi immaginare e sento un senso di identita’, affetto e orgoglio nei confronti del mio continente; nulla che possa essere paragonato al “nazionalismo” o ideologie simili, semplicemente la scoperta di un’unita’ culturale e sociale che non conoscevo e di cui sono felice.

Il motivo per cui ho voluto portare la bandiera europea e’ stato dettato non solo da quello che vi ho detto sopra ma anche dal fatto che qui l’immagine dell’Europa in crisi arriva un po’ distorta, cioe’ sembra che l’Europa tutta, il suo modello economico, lavorativo, sociale, culturale, stia crollando a picco e che la gente e’ sfiduciata e poco soddifatta e poco attaccata a questo continente “costruito a tavolino”. Il motivo per cui ho voluto sbandierare la mia bandiera sorridendo e con grande orgoglio e’ stato anche questo. Ci sono persone (e credo siano sempre di piu’, sopratutto se stanno all’estero) che amano l’Europa, si riconoscono in questo continente, nella sua lunghissima storia, nelle sue conquiste sociali, culturali e civili, che sono diventate caratteristiche comuni per tutto il continente.

I miei compagni di corsa erano una italiana e uno portoghese e non sapevano che avrei portato la bandiera. Quando abbiamo finito tutti e tre la corsa, ci siamo trovati sudati e accaldati di fronte all’Opera House, i nostri compagni ci sono venuti a vedere all’arrivo e a fare le foto. In quel momento e’ stato normalissimo fare la foto tutti assieme con la bandiera europea, e devo dire che anche questo ovvieta’ nel fare la foto tutti assieme con la nostra bandiera e’ stato bello, nuova sensazione ma bella.
Dopo la maratona, doccia nell’ufficio di un amico (cioe’ nei fighissimi bagni di questo fighissimo edificio super nuovo e super avveniristico), poi ci siamo spostati a provare lo “yamcha”. Andiamo vero China Town, ed entriamo in un grande ristorante cinese. Tu non ordini nulla, passano i camerieri ognuno con un carrello e ti offrono delle cose in delle scatoline di legno. E tu fondamentalmente assaggi di tutto, rigorosamente con le bacchette e bevendo the cinese non zuccherato. Ebbene, io non ero un’amante della cucina cinese perche’ in Italia arriva solo un “tipo” di cucina cinese iper fritta e iper modificata sulla base dei gusti occidentali; ma ammetto che le cose che abbiamo mangiato erano davvero buone, compresi i dolci.

Al tavolo del ristorante cinese in Sydney erano seduti: quattro italiani, due portoghesi, un inglese e una mezza inglese e mezza sudafricana. Soooo international!

Ebbene l’allegra combriccola internazionale dopo lo yumcha decide di prendere una “birretta veloce” in una birreria in centro… ebbene siamo stati 4 ore e non so quante birre a chiaccherare di tutto, divertendoci come matti! Io mi sono sentita avvero cittadina del mondo e amo questa sensazione, se non mi fossi mossa cosi’ lontano da “casa” non avrei mai avuto questa opportunita’, credo che sia un privilegio anche se non e’ sempre facile, ma ne vale la pena!

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