Viva la divisa

Leggo oggi con qualche giorno di ritardo l’ultimo post di un blog interessante di una coppia emigrata in NZ ( lo trovate qui) in cui si parla di “culture shock”, ve ne propongo un pezzettino

Qui la sostanza non è il tipo di cosa posseduta, ma se la si ha o no. Solo allora diventa un problema ‘It’s not fair’. Qui si deve essere pari, non equi. Tutti i bambini devono avere il pranzo in quanto tale non importa cosa mangiano, non come in Italia, dove ognuno fintanto che è in una scuola deve avere le stesse cose degli altri (grembiule e mensa), nascondendo tutto dietro una finta uguaglianza e distorcendo in qualche modo le aspettative che poi si hanno nei confronti della società quando si esce fuori da questo mondo protetto.

Ritorna interessante perche` s’aggancia ad una discussione che stavamo avendo qui a Sydney proprio pochi giorni fa con la genitrice che c’e` venuti a trovare e a portare un po’ di “aria di mamma” in casa. Ila ha fatto notare che s’e` sentita una presenza calorosa in casa, con qualcuno che si preoccupava di cosa comprare al mercato per fare qualcosa di buono da mangiare, invece che il nostro standard in cui l’obiettivo di solito e` nutrirsi meglio che possiamo.

In realta` questo commento e` un po’ unfair 🙂 perche` cerchiamo anche noi di avere una regolarita` casalinga e la dolce meta` con cui condivido l’appartamento si preoccupa piu` del dovuto di rendere le pietanze anche esteticamente accettabili, ma e` stata lei stessa a commentare positivamente la presenza di una mamma in casa. Peraltro, dovremmo fare a meno di “aria di mamma” in casa per un bel po’, i prossimi parenti in visita sono distanti molti mesi…

La discussione, tuttavia, era su (una sfumatura del) modello educativo australiano: i bambini che vengono educati alla competizione fin dalla piu` tenera eta` e abituati a nutrirsi in solitudine, piuttosto che a condividere un momento di pausa per il cibo. Forse le due cose sono anche collegate, perche` si spera che formino dei branchi e approfittino dei gruppi piu` deboli, forse sono scollegate e fanno parte della loro noncuranza per cio` che finisce in bocca. Ad ogni modo, l’aspetto che ci faceva discutere era la divisa scolastica, da lungo abbandonata in italia (io ad esempio non ne ho mai vista una) e simbolo -per molti- di ordine, coercizione. Una cosa da conservatori.

Aspe ma forse forse non e` che poi le “divise” vengano automaticamente fuori? Vuoi per la scelta di una marca o di un’altra, vuoi perche` s’impongano i capi trendy alla prole (giusto per abituarli alle cose che contano per davvero), non e` una delle facce dell’ipocrisia della societa` italiana? Ho scoperto che 25 anni fa le mie maestre imposero a tutti i genitori della scuola di non vestire i figli con alcun capo firmato (ho scoperto di aver avuto maestre comuniste che combattevano contro i grandi marchi delle corporation o forse erano solo persone per bene). Se lo facessero ora, credo verrebbero appese per i pollici e fustigate (da sinistra e da destra, vuoi mettere in discussione la liberta` personale? omiodddio no!). In ginocchio sui ceci. Mentre gli versano pece bollente sui piedi. Ok, forse la pece no, visto che non ho mai trovato un rivenditore di pece.

[nota a latere: una amica di famiglia e` stata minacciata di denuncia perche` ha fatto uscire i bambini da suola senza metter loro la sciarpa. Ora, venendo da Monaco dove i nannerottoli vengono gettati nella neve per forza anche d’inverno almeno due volte la settimana (che senno` non s’abituano), una cosa del genere fa ridere, ma mi vengono i brividi a pensare a com’e` la situazione educativa in Italia.]

Non era forse quello un ultimo, estremo, tentativo di far stare i bambini su un livello commensurabile, indipendentemente dal fatto che fossero figli di dentisti o di operai? Non era un vero compimento del mandato della scuola statale? Rimuginando sull’impossibilita` di (non) vestire una “divisa” forse sarebbe una bella rivoluzione all’incontrario se nelle scuole italiane tornassero le divise omogenee. Poi la sera, il weekend, a casa, ognuno facesse quel che vuole, vestisse di stracci, di marca, di quel-che-ti-pare. Epppoi la speranza e` che essere costretti ad una divisa stimoli un filino di sentimento di ribellione, una parvenza di voglia di uscire dai binari di quello che ti viene imposto dall’alto. Eddai su che contrapporsi allo status quo e` una forza creativa, positiva.

Vuoi vedere che avere la divisa a scuola e` una cosa di sinistra?

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4 thoughts on “Viva la divisa

  1. Mah, le divise nelle scuole primarie ancora si usano… i famosi “grembiulini”. Sono d’accordo, comunque, sugli eccessi educativi da una parte e dall’altra. Vero è che la mancanza della sciarpa fa sorridere, ma è vero altresì che a Monaco di infanti portati in giro senza guanti ai -7 e con le mani viola ne ho visti pure troppi.

  2. A me l’idea della divisa piace fino alle scuole medie, ma non piace alle scuole superiori dove il modo di vestirsi e’ espressione del cambiamento che stai vivendo. Si vedono un sacco di ragazzini che in prima sono vestiti precisini, poi in seconda passano la fase fighetti e poi in terza quella metal ad esempio. Io penso che in questi anni il vestire sia importante perche’ (non solo l’abbigliamento ovvio) segna le fasi che stai vivendo e che spesso sono radicalmente diverse. E non e’ sufficiente dire ti vesti nel weekend, perche’ e’ ovvio passi molto piu’ tempo a scuola che fuori, e a scuola vedi persone che magari fuori non frequenti per svariati motivi, quindi “la comunita’ scuola” e’ quella maggiore (per numero di persone e tempo investito). Pero’ concordo sul fatto che se ci fossero le divise magari un po’ di stimolo alla ribellione verebbe fuori, un po’ di creativita’, magari il 70% degli adoloescenti non sarebbe vestito come le modelle e i modelli di ZARA, proprio perche’ stimolati dalla divisa-prigione ad un po’ di creativita’ in piu’…

  3. Mah… guarda sta cosa che la divisa nasconde l’appartenenza di classe non la condivido proprio… saremmo anche vesiti tutti uguali, ma intanto io ho le matite del discount e tu i pastelli che selibagnidiventanoacquarelli della faber-castel da 1000 euro la confezione… che poi alle elementari il grembiulino si mette se no ti sporchi….

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