Rotamento delle acque

A grande richiesta dei nostri fan, possiamo finalmente dimostrarvi come in effetti la Terra giri. Ho gia` ordinato l’acquisto di un invertitore di rotazione per sentirmi piu` vicino a casa. Nel frattempo ho assunto una validissima dottoranda in fisica dell’atmosfera, che ci spieghera` passo passo cosa sta succedendo a livello fisico durante il video.

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Poi non provate a dirvi delusi…

 

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Delle case e delle pene

Mah. Ancora -quasi- nessuna novita` sul fronte della casa, ormai entriamo nel decimo giorno di ricerca. L’impressione e` che il mercato sia piu` dinamico di quello a cui siamo abituati (a Monaco), che per dei novelli immigrati come noi sia praticamente impossibile accedere agli affitti tra privati e che gli agenti immobiliari siano mediamente degli stronzi. Sai che novita`, come ogni volta che il coltello e` dalla parte del manico che non taglia: troppa troppa gente che cerca casa, troppe poche case disponibili.

L’effetto e` che l’immigrazione 0.5 (asiatici e indiani poveracci) se la cavi cosi` (in pieno centro), le famiglie emigrino a qualche fermata di treno verso l’esterno (con un numero di fermate indirettamente proporzionale al reddito) dove le case hanno troppo verde per il mio gusto aracnofobico. L’immigrato con stipendio medio come noi s’arrabatta facendosi trattare un po’ a pesci in faccia. I nuovi amichetti portoghesi sono nella stessa situazione un po’ precaria, lei lavora in banca, lui disoccupato -per il momento.

Tutto questo tra giretti finto-turistici, ché non possiamo chiudere mica gli occhi quando si passa in qualche posto splendido come il pontone con i piloni. Quanto pesera` un pilone di quelli? Un gigalione di metri cubi di sabbia? Roba che neanche piazza della scienza in Bicocca.

e una micropuntatina alla spiaggia piu` trendy di Sydney (seee…): Bindi! Ah no Bondi. Un refuso. Beh ti pareva che non mettessimo almeno i piedi nella sabbia per un momento…

Tra l’altro con l’acquisto di numero-2 iFon, siamo (e particolarmente sono) entrati nella fase Hipster v2.0, manca solo una nuova montatura di occhiali a Ilaria e siamo a cavallo. Ah no devo scrivere ILARIA, senno` sti decerebrati capiscono LLARIA, ovvio no? Se le va bene arriva ILARI, con o senza H, a seconda dell’ora del giorno.

Beh per la casa abbiamo pagato una “holding fee” di una settimana, che non ci garantisce niente se non di essere considerati dal Landlord (questa parola e` sempre piu` vicina, nella mia testa, al suo significato originario). Ma se la becchiamo, signori e signore, c’abbiamolapiscinaeilbbq SUL TETTO. Quindi, incrociamo tutte le appendici.

Primo giro da turisti

I primi due giorni abbiamo portato a termine le cose basilari.

Comprato un adattatore per il mio meraviglioso phon con diffusore senza il quale i miei capelli sono una sciatteria e qui so che la Robi, la Cami, la Marika e la Lisa mi capiscono. Appena ho visto che pur essendo attaccato alla corrente non funzionava, ho subito guardato il coniuge e ho detto “vado a comprarne uno nuovo subito!”, mi sono limitata all’adattatore.

Comprato viveri per la colazione: caffè, latte, cereali e birra.

Aperto il conto in banca.

Girato la zona di CBD (centro centrissimo, dall’Opera House ad Hyde Park) e visto la famosissima spiaggia di Bondi Beach (e ovviamente anche un sacco di surfisti)!

Sydney è una metropoli molto simile per certi versi a New York, anche se l’Hyde Park di sydney è un’aiuola rispetto a quello di NY. La zona dei financial district sembra decisamente Manhattan allo sguardo ingenuo di un’europea. Per altri versi è molto simile a San Francisco, strade in salita e discese, stradoni alberati, case basse colorate e lasciate in “vecchio stile” o semplicemente lasciate vecchie; insomma è grande, molto grande.
E la cosa fighissima è che i taxi si chiamano come a NY, allunghi una mano alla Carry Bradshaw, con il tuo vestitino da Cocktail e le Manolo ai piedi e lui si ferma.
Ma ammetto di aver visto tassisti fermarsi anche senza Manolo e vestitino da Cocktail.

La prima cosa strana che c’è balzata agli occhi sono le persone che fanno jogging con lo zaino. Persone sudate, che faticano vistosamente e corrono con uno zaino pieno appresso, ma tante eh! non una o due, decine di corridori con lo zaino… Ci deve essere una spiegazione.
Ipotesi 1: devono allenarsi per qualche gara strana di triathlon, megathlon o sa dio cosa per la quale necessitano armeggi da portare nello zaino.
Ipotesi 2: siccome i mezzi di trasporto non sono proprio monachesi nello stile, vanno e tornato dal lavoro di corsa e nello zaino portano il cambio.
Ipotesi 3: un tizio ha corso una volta con uno zaino e tutti han pensato fosse l’evoluzione del jogging per potenziare la schiena e i lombari mentre si corre, quindi tutti dietro come caproni a correre con lo zaino.

All’inizio optavo per la 1, dopo aver testato i mezzi di trasporto opto decisamente per la 2.

Ecco si, i mezzi di trasporto. Venerdì, 28 gradi, sole degno della Sicilia ad agosto, cielo limpido e azzurrissimo, dove andare se non a vedere l’oceano e la famosissima Bondi Beach?
Il coniuge, visto il caldo, non aveva assolutamente voglia ma tant’è che sbuffando è venuto lo stesso. Controllo i mezzi.
Perfetto, l’ostello sta alla fermata Central, da qui c’è una linea diretta di metro/treno (non saprei ben definirlo, per i monachesi all’ascolto è tipo una sbahn) che ti porta in poche fermata a Bondi Junction, da li si possono prendere tre diversi bus che portano tutti alla spiaggia. It sounds perfect!

Saliamo sulla linea blu, tempo tre fermate il treno si ferma. Per i gallaratesi pendolari all’ascolto, si è fermato tipo treno pendolari all’ ora di punta fermo a Vanzago Pogliano e non sai perchè, per quanto, come tornare a casa. La gente si guarda un po’ in giro. Qualcuno rimane su, qualcuno sbuffando scende dal treno. Viene dato un annuncio in australiano, quindi non si capisce una mazza, ma alla quarta volta capiamo che l’annuncio dice tipo: “il treno è fermo a tempo indeterminato, forse partiamo tra qualche minuto ma forse no, chi vuole può prendere l’autobus in superficie, chi se la sente può aspettare”.
Mi sono sentita catapultata a Vanzago Pogliano.
Scendiamo e andiamo a prendere il bus. Siamo in pieno Financial District alle 17.30 del venerdì. Un delirio. Arrivano cinque, sei, sette autobus di fila e per ciascuno si crea una calca mostruosa per salire. Alla fine riusciamo a prendere un bus con la scritta “Bondi Beach”.
Dopo 40 minuti nel traffico arriviamo alla spiaggia. Finalmente!

A Sydney interi quartieri non hanno fermata della metro o del treno. Non ci sono tram o quasi. Cioè ci sono delle specie di trenini a CBD che passano su dei binari sottilissimi a tre metri dalla tua testa e sembrano le montagne russe.
Ma come fa la gente a muoversi qui? Chiediamo.
Si muove sui bus. SUI COSA??? No ma stiamo scherzando sui BUS??? Ma scusate cosa vi costa scavare qui e fare una sacco di metropolitana? Non avete sotto niente.
Bisogna dire però che le (ancora poche) persone con cui abbiamo parlato non erano affatto turbate dalla scelta dei bus, anzi dicono che sono pure efficienti, li prendono addirittura per andare al lavoro e arrivare puntuali.
Io rimango dell’idea che un bus non può essere efficiente, nell’ora di punta poi…maddddai!!!! Vedremo se questi Aussi hanno ragione.
Ah, ovviamente (quasi) tutti hanno un’auto e la usano.
Però molti si muovo anche in bici o in rollerblade o in skateboard (quanto sono freak!).

Ammetto però che arrivando da due anni e mezzo di Monaco si è molto “bias-ssati” per quanto riguarda i mezzi di trasporto. Una situazione come quella monachese non esiste in nessun altro posto normale. Se mi fossi trasferita da Milano a Sydney probabilmente non avrei sentito differenza.

Non mi spiego come faccia una città così grande, legatissima all’Inghilterra e a quella Londra ,madre della Tube a non cedere alla tentazione di una aggrovigliata rete di metropolitana, colorata, efficiente, luminosa, eddai che vi costa?

Amicici nuovi

Phantastisch! Siamo in modalita` socializzazione spinta (tutti e due!), quindi abbiamo colto la palla al balzo nel guardare in faccia un’altra coppia di emigranti portoghesi, il cui sguardo e` perso almeno quanto il nostro.

Ci s’e` conosciuti nel visitare una casa e l’impressione e` che siano persone molto simili a noi, per quanto con background completamente diversi. La faccia mia e del mio motoreperlasocializzazione (aka ila) quando accennavano al lavoro da accountant finanziari/bancari e` simile a quella dell’interlocutor* a cui cerco di spiegare che fa un astronomo. O quella del landlord a cui il motoreperlasocializzazione spiegava cos’e` una pedagogista e ha ribattuto “A nanny?”.

Welcome

Hi there! how are you?

Fine thanks, and you?

Lei sgrana gli occhi, mi guarda stranita e non risponde

Che cafona, penso io, è tutto il giorno che passi cartocci di latte, insalata e cibi precotti alla cassa, io ti porto un po’ di contatto umano e questa è la reazione? Anvedi questa ahò!

Il coniuge, dopo che gli dico quanto è stata cafona la cassiera mi dice: “Ila, ma guarda che qui se uno alla cassa ti dice how are you non significa come stai è come dire salve”.

Logico, no?

Welcome!

Arriviamo dopo 24 ore di volo stravolti mercoledì. Stravolti anche perchè in volo c’era una bambina posseduta, ha ululato per 5 ore di fila (giuro!) con la madre di fianco (dotata evidentemente di tappi per le orecchie di ghisa oppure semplicemente sorda) che non faceva una sola piega… Il coniuge ha anche chiesto ad una hostess se fosse presente sull’aereo un esorcista ma purtroppo non ce n’erano.

Arriviamo e qui sono solo le 7.00 di mattina. Ma Buongiorno!

Veniamo caricati su un pulmino in stile cubano: pulmino in un angolo della strada principale dell’aeroporto, autista che intrallazza al telefono con altri autisti in arabo, carica su gente promettendo di portare tutti dove desiderato senza problemi (se dicevo “via Sabbatini, Gallarate” mi avrebbe detto di si), pulmino carico e attesa di dieci minuti non si capisce per quale motivo. Lui sale e scende dal pulmino cinque o sei volte, parla al telefono, accende e spegne la macchina, but don’t worry we’ll go!

Del tragitto ammetto non ricordo quasi nulla, ero persa nel sonno più profondo ad occhi aperti, quindi prima impressione di Sydney appena scesa dall’aereo: non pervenuta.

Arriviamo all’ostello, facciamo il check in e la receptionist ci accoglie con saponetta e asciugamano: ” Maybe you want to have a shower?!?”, ehm, effettivamente si ma non pensavo si sentisse fino a li ecco… me ne dispiaccio…

Comunque ci tocca aspettare un’ora per entrare in camera, siamo arrivati troppo presto, doooh!

Deviamo su una colazione da un palestinese che ama gli italiani e odia i francesi, odore di casa…

Finalmente riusciamo a collassare sul letto dopo una doccia e dormiamo per quattro ore, al risveglio l’unico pensiero è fare un pochetto di spesa per la colazione del giorno dopo (bisogni basilari, siamo menti semplici noi o perlomeno io che non sono astronoma)  e qui incontro l’amata cassiera dell’inizio del post.