Correre perche` t’han detto ch’e` divertente

Titolo polemico e di autoironia, a forza di dai e dai sta diventando il mio motto. Ieri ho corso la mia prima mezza (o mini) maratona, ripromettendomi che non ne volevo sapere piu` di correre una distanza del genere, ma dopo aver passato il traguardo, mentre ero in fila ad una mandria di mufloni trasudanti gel energetici per bere un sorso di gatorade stavo gia` pensando che potrei forse rifarlo. Vedremo. La cosa interessante e` constatare su sé stessi che c’e` molta bio-chimica in questo sport e che la dipendenza di cui molti parlano puo` in effetti essere reale.

In ogni caso, visto che questa corsa rappresenta un po’ una meta raggiunta, ho pensato che potesse essere un buon momento per fermarsi e scrivere qualche riga sull’esperienza “corsa” in cui mi sono trovato trascinato dagli individui a cui mi accompagno. Un titlo alternativo avrebbe potuto essere: da 3 a 21 in 400 giorni.

Un anno e rotti fa ero reduce da 10 anni di sostanziale inattivita` fisica, dopo aver passato i precedenti 20 a muovermi molto tra sport diversi, inframmezzata da episodi sportivi intensi ma localizzati (la partita di volley, la sciata in montagna, la 2-3 giorni a camminare per rifugi). Puo` anche essere comprensibile che cambiando citta`, andando a vivere da soli e cominciando l’universita` ed attivita` ludiche ad essa connesse, fare regolare attivita` fisica non fosse esattamente una priorita`. Sia come sia, mi sono ritrovato trentenne, con 15 chili piu` di quando ero partito e un menisco salvo per un soffio, dopo un movimento sbagliato ad una partita di pallavolo.

Fortunatamente la mia compagna e molti altri amici a cui ci accompagnamo corrono regolarmente, per cui un po’ per spirito di imitazione, un po’ per autopreservazione, ho ricominciato anche io a muovermi regolarmente. Ci sono un po’ di cose che per me hanno funzionato, altre meno: eccole qui.

  • Motivazione, filosofia. Si legge di tutto e di piu` online e su carta sul perche` si corra o si debba correre, la maggior parte ha una eco religiosa e quindi non puo` che allontanare chi e` costruito come me. Alcuni lo fanno per una causa. Ci sono due aspetti del correre, uno e` prettamente fisico e uno e` psicologico. Partendo dal secondo: al di la` di questa premessa trovo che correre sia una cosa da “adulti”. Non avrebbe mai funzionato per me prima dei 30 anni e non ha mai funzionato per me prima dei 30 anni, ma ovviamente e` squisitamente soggettivo. Correre significa trovarsi ad ascoltare i propri pensieri e secondo certi approcci e` un modo per tacitare i medesimi e trovare del silenzio dal “monkey brain”. Questo termine l’ho letto ieri su Runner’s World, ma il mio amico Fedefico lo aveva coniato quando avevamo 16 anni: self-pong. Avete presente quando la mente va in self-pong e rimbalza da un pensiero all’altro senza fermarsi su nessuno? Di solito e` una sensazione che viene aumentata dallo stress fisico o psicologico e correre forza la mente in questa direzione. A me succede di andare in self-pong quasi ogni volta che mi vengono fatte domande dopo un seminario in inglese, ad esempio. O se provo a correre su un treadmill. Per me puo` essere interessante -a volte- provare a ridurre il numero di rimbalzi della mia mente. Una versione simile a questo concetto e` stata messa in forma di comic-book qui. Quando ero piu` giovane correre non era appetibile perche` non riconoscevo il mio self-pong come un aspetto da tenere sotto controllo.
    L’aspetto fisico della motivazione e` ovviamente banale: dopo i 20-22 anni si comincia a leggere la data di scadenza sul corpo (a quell’eta` si raggiunge in media il picco della performance atletica, l’ho scoperto a 25 anni) e il rate con cui il corpo si adatta aumenta. Si puo` ignorare questa naturale evoluzione (d’altronde siamo fatti per crepare verso i 35-40 anni biologicamente) o si puo` cominciare a cercare di metterci una pezza. Scegliendo la seconda si riscoprono molte sensazioni familiari che generano piacere, come sentire i pori della pelle che respirano, il circolare del sangue fino sotto la superficie del derma, il formicolio che questo genera all’inizio dopo un periodo di inattivita` o quando fa freddo, l’acido lattico il giorno dopo uno sforzo prolungato, la quantita` di sostanze chimiche che il corpo pompa in circolo, l’accelerazione del metabolismo. La cosa piacevole e` anche vedere come il corpo si adatta e si compiace dell’attivita` fisica settimana dopo settimana. Chi sono io per negargli il piacere di riscoprirsi un po’ animale da savana?
  •  Attrezzatura. Vestiti si, scarpe ni. Parte della ragione del fallimento dei miei tentativi di correre regolarmente in passato sono dovuti alla grande indolenza di certe personalita`, ad esempio la mia. Se correre non e` nelle mie corde (non lo e`, peso un quintale, sto molto meglio sul divano!) basta veramente poco per ributtarmi giu`. Una maglietta di cotone che si appesantisce e/o sfrega sulla pelle ti mette di cattivo umore. La sensazione di bagnato puo` farti evitare di uscire la volta successiva. Quindi un buon consiglio che ho ricevuto e` stato quello di ridurre al minimo la sensazione di “malessere” associato al correre, ridurre al minimo le scuse per finirla li`. Con pochi dollari/euro ci si compra un paio di magliette plasticose bucherellate (si quelle che traspirano e blabla) e un paio di pantaloncini stretti aderenti (se avete le cosce di vacca come me o molto corti se avete voglia di osare). Ridurre al minimo la frizione e la sensazione di avere qualcosa addosso e` il passo zero. Cosce molto voluminose possono anche mettersi un po’ di lubrificante/crema dove sfrega di piu` (ho visto gente che ci si mette pure una pezza adesiva). La regola zero rimane: ridurre al minimo le scuse. E` un concetto molto ben espresso in un post di @abeggi.
    Sulle scarpe ho un’opinione molto piu` blanda. Sembra che siano la soluzione a tutti i mali e senza dubbio la regola zero rimane valida, ma non ho trovato rivoluzionari benefici. Secondo me bisogna sentirsi a proprio agio e fare un po’ la tara alla moda del momento o a “filosofie” della corsa che magari non fanno per noi. Quindi: trovare una scarpa che funzioni per te e bona li.
    Accrocchi musicali secondo me sono esclusi, perche` impediscono di ascoltare respiro, piedi (non devono fare troppo rumore quando battono) e il corpo in generale, oltre che al traffico umano e di veicoli, ma se proprio proprio uno non puo` farne a meno, che sia qualcosa di leggero con cuffiette che passano attorno all’orecchio: ridurre al minimo le scuse.
  • Forma della corsa. Prima pensavo che per correre bastasse mettere un piede davanti all’altro. In un certo senso e` vero, ma se vuoi correre bene e` meglio farsi consigliare da chi sa correre. D’altronde lo riteniamo assolutamente naturale se applicato ad altri sport: se e` la prima volta che metti un paio di sci ai piedi magari prendi due lezioni prima di buttarti su una pista nera. Se stai appena a galla, magari ascolta i consigli di chi nuota prima di affrontare le onde. Questo riduce al minimo le chance di farci male, avere una nuova scusa e quindi ricadere nella regola zero. Regola uno che funziona per me: ascolta il tuo corpo, usa il buonsenso ma fatti consigliare da chi lo fa meglio di te.
    Ho trovato che concentrarmi sul ridurre la lunghezza del mio passo (quindi aumentare la frequenza della corsa) mi forza ad appoggiare il peso piu` verso la punta che verso il tallone. In questo modo uso il piede piu` per come e` costruito che per come sono abituato a camminarci sopra, qualcuno sostiene che e` uno dei meccanismi evolutivi che ci ha permesso di primeggiare tra i primati (le scimme camminano e non hanno praticamente muscoli nel didietro, noi abbiamo dei gluetei mica male -chi piu` chi meno-, fasce muscolari che partono dal bacino e scendono fino sotto la pianta del piede, un arco piu` pronunciato). Per ricordare al mio piede come vorrei che atterrasse, prima di ogni corsa faccio qualche saltello sul posto e/o piego le ginocchia in piedi sul posto battendomi il sedere coi talloni. Subito dopo parto e cerco di continuare a forzarmi di non far atterrare il piede piu` avanti del bacino.
  • Compagnia, luoghi e gare. Non so se avrei iniziato a correre regolarmente se non fosse che la mia compagna lo faceva regolarmente da piu` tempo di me. Ha senza dubbio avuto molta pazienza e costanza nel prendersi una valanga di insulti (che mi aiutano a superare il momento di maggiore fatica) e nel portarmi fuori quando non volevo. Inoltre ci sono molti amici (@outruncancer) che, pur facendo cose folli con la corsa, riescono a rimanere collegati colla realta` e trabordano motivazione anche per chi, piu` umilmente, parte correndo pochi km. Porsi degli obiettivi fa molto scuola di pensiero anglosassone, magari scrivendoli su un foglio. A me personalmente questo modo di ragionare suona un po’ scolastico e quindi non mi sconfiffera molto: funziona molto melgio l’incentivo economico. Mi registro per una corsa, pago la gabella ergo -porca miseria a me che mi sono registrato- devo correrla. Non esiste che spreco dei soldi per (non) correre. Immagino che sia molto soggettivo, basta trovarsi il tipo di impegno che ha piu` successo per come funziona il proprio cervello, io non riesco a sopportare gli sprechi. E` un po’ un prendersi in giro da soli, ma visto che funziona tanto vale.
    Sempre come corollario alla regola zero, se si riesce a correre in un posto “bello” e` molto preferibile che farlo dove basta poco a scoraggiarsi. Vale anche per le gare ovviamente!
  • Progressione. Potrebbe essere la mia regola due: non strafare. Puo` essere poco applicabile a seconda delle motivazioni (vedi sopra) per cui uno corre. Se corri per superare i tuoi limiti o cose del genere per definizione dovrai strafare ad un certo punto. Se corri per lo piu` per tenerti in esercizio e perche` ti fa stare bene questo consiglio avra` piu` senso. Il non-strafare si applica alla singola corsa e all’allenamento in generale. Consiglio: corri sempre in allenamento quanto basta a farti parlare. Non dico che devi per forza parlare di continuo, potresti risultare fastidioso/a a chi ti accompagna…ma se non riesci a parlare vuol dire che stai strafando e probabilmente sei in fase anaerobica. Finirai prima del previsto, col fiatone e una sudorazione esagerata, i muscoli ti faranno piu` male e piu` a lungo. Ricadrai velocemente nella regola zero. Il mio errore principale all’inizio delle mie corse, quando sono uscito le prime volte a fare 3-4 km era quello di andare troppo veloce. Uscivo per una corsetta con l’idea che dovesse durare un tot e poi mentre correvo non vedevo l’ora che finisse, quindi acceleravo. Funziona molto di piu` il prenderla con calma, senza guardare l’orologio con una deadline in mente. Un altro grande aiuto specie quando ci si comincia a conoscere e` quello di usare un GPS da polso. Ce ne sono di varie forme, dimensioni e costi ma ormai con pochi soldi (piu` o meno come un paio di scarpe) si puo` avere un oggettino al polso che ti misura tutto il misurabile e ti dice quanto veloce vai. I telefoni e le applicazioni varie ricadono facilmente nella regola zero, oltre ad essere spesso inaffidabili perche` perdono il segnale, quindi il mio consiglio e` di usare un Garmin, per dire. La fascia pettorale per i battiti che spesso viene assieme al gps per me sta nella regola zero (mi stringe, mi struscia, mi fa andare in self-pong) quindi non la uso mai.
    Con questi piccoli accorgimenti in breve tempo (pochi mesi) il numero di km corribili per volta e alla settimana cresce fino ad arrivare a distanze in cui ti rendi conto che stai esplorando dei posti raggiungendoli a piedi! Certo che se corri in mezzo al traffico di una grande citta` forse la motivazione di esplorare non e` cosi` forte, ma se si riesce ad allenarsi in zone piu` piacevoli, rendersi conto che i tuoi piedi ti possono portare piu` velocemente dei mezzi pubblici da A a B e ritorno e` una bella sensazione.

Morale della favola, ad ognuno il suo, a partire dalle motivazioni per arrivare ai metodi, ma farsi aiutare e consigliare puo` essere la chiave per vincere quella parte di noi che ci ricorda come stare sul divano e` molto meglio che uscire a correre. Scoprire come funziona il proprio corpo pero` e` una sensazione che difficilmente si prova sul divano, quindi…forza, vai a correre.

* Nota: io parlo un po’ a vanvera, non c’e` niente di scienfico in questo post, quindi se un termine suona tale e` solo per sentito dire.

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Scienza e favole…

La premiata ditta Burlon-Cantoro ha iniziato da un po’ di mesi una fruttuosa collaborazione con SBS-Italian.

SBS e’ un’emittente pubblica, la seconda in Australia dopo ABC, di cui forse vi avevo parlato in uno dei primissimi post del 2012. Questa emittente produce programmi televisivi e radiofonici in tutte le lingue presenti sul territorio australiano. Funziona che tu ti connetti sul canale radio o tv e a seconda del momento della giornata puoi ascoltare le news in tedesco, un dibattito in cinese, un film in francese o una rubrica in italiano. La giornata la dividono in slot linguistiche, e piu’ una comunita’ e’ grande sul territorio australiano e piu’ tempo le viene dato sul canale. Questa emittente la trovo un buon strumento di integrazione, se il tuo inglese non e’ ottimale ti permette comunque di seguire l’attualita’ australiana e di sentirti coinvolto in quello che succede intorno a te; ma nello stesso tempo tratta anche di argomenti inerenti al paese d’origine, ne trasmette film in lingua originale, ne presenta scrittori/musicisti/artisti etc..

Io e il coniuge siamo stati coinvolti in piccole collaborazioni con questa emittente. Lui parla e commenta le scoperte scientifiche che fanno piu’ clamore, qui l’ultimo podcast:

http://www.sbs.com.au/podcasts/yourlanguage/italian/episode/315695/Black-holes-theory-wrong

La cosa divertente e’ che il coniuge usa me come cavia per vedere se le sue spiegazioni “for dummies” funzionano oppure no. Tutto questo accende sempre discussioni su concetti di fisica basilari che io dovrei ricordarmi dagli anni del liceo. “Ma scusa, ma tu quando ti hanno spiegato il concetto di campo megnetico cosa facevi?” (probabilmente avevo bigiato ed ero al parco Bassetti).

Io invece presento libri per bambini. L’idea di presentare libri per bambini nasce dall’osservazione dei bambini e delle bambine dai 3 anni in su che vengono al preschool.

Ho notato che purtroppo lo stereotipo bambina-rosa-principessa-fatina-carina etc.. fortemente interiorizzato all’eta’ di soli tre anni, e dall’altra parte anche il bambino-blu/verde-supereroe-coraggioso etc.. e’ interiorizzato a sua volta. C’e’ stato un momento in particolare che mi ha fatta riflettere sull’argomento:

Bambina molto principesca nell’abbigliamento e nei gadget (borsette, bachette magiche, capelli finti etc..) ma caratterialmente molto forte e decisa. Lei seduta sul water di fianco ad un bambino, sul water anche lui (si, le discussioni mentre si sta seduti sul water accadono molto di frenquente nelle scuole dell’infanzia!). Lui molto supereroe nei vestiti e nei gadget ma decisamente pacato nel carattere.

Lei: “Facciamo che io sono la principessa e tu mi salvi!”

Lui: “Ehm.. no (molto imbarazzato e visibilmente nel panico)”

Lei: “Ma io sono nel castello e c’e’ un drago e tu mi devi venire a salvare!”

Lui: “No ma io non voglio (sempre imbarazzato)”

Ilaria (a quel punto intervengo io rivolta a lei): “Ma se non viene lui a salvarti cosa fai? Come fai a risolvere la situazione col drago?”

Lei (ci pensa 15 secondi in silenzio, chiaramente non si e’ mai posta il problema): “Non lo so, posso provare a combattere il drago..”

Ilaria: “Ecco, brava! Mi sembra un ottimo inizio, poi che fai?”E insomma e’ andata avanti a raccontare…

La cosa incredibile per me e’ stare vedere una bambina che a tre anni gia’ non e’ in grado di immaginarsi una soluzione diversa alla principessa passiva in attesa di un cavaliere che la salvi. Questa bambina, come la stragrande maggioranza di quelle che ho visto, non solo non hanno mai visto o letto una soluzione diversa dall’essere principesse rigorosamente rosa, ma nemmeno se la riescono ad immaginare. Tutto questo e’ castrante. Castra la possibilita’ di queste bambine di immaginarsi di essere altro: supereroine, cavaliere sfida-draghi, cacciatrici etc..

Molto di tutto questo arriva aihme’ da quello che queste bambine e bambini leggono, vedono in tv e giocano sull’ IPad; devo dire che la “parte del diavolo” qui la fa la Disney con tutta la collana delle principesse, sta rovinando innumerevoli cervelli e sta invadendo il mercato con un marketing che va dai libri allo yogurt (si, giuro, lo yogurt!!!), dai cerotti alle mutande. Da qui l’idea di presentare ad un pubblico generico, quale quello che ascolta SBS, dei libri per bambini che fossero gender-stereotype-free. Qui un paio di podcast:

http://www.sbs.com.au/podcasts/yourlanguage/italian/episode/308458/Books-for-kids-1

http://www.sbs.com.au/podcasts/yourlanguage/italian/episode/313874/Books-for-kids-

Albatross

 

Come Bianca e Bernie nella terra dei canguri, ci siamo fatti un bel giro anche noi. La Nuova Zelanda (Aotearoa) e` stata di grand lunga il viaggio piu` costoso che abbiamo fatto ma ne e` valsa la pena. Mi ero ripromesso di scrivere due righe sugli Albatross, perche` ci hanno veramente impressionato e non e` difficile capire perche` abbiano affascinato navigatori di ogni epoca. nz 20-12-2013 10-31 AMAbbiamo guidato da Christchurch verso sud, fino a raggiungere Dunedin (si fa in giornata) e poi abbiamo virato a sinistra, per risalire la Otago peninsula. Alla cima nord della Otago peninsula c’e` un piccolo appezzamento di terra, diventato parco nazionale per il ripopolamento degli albatross. Al momento hanno circa una trentina di coppie, ciascuna curata con attenzione maniacale. Tanto sono preziosi questi uccelli, che si fa davvero di tutto per non vederli scomparire definitivamente dal pianeta. Misure a loro protezione sono ad esempio irrorare il terreno con acqua fredda se le temperature salgono cosi` tanto che potrebbero “cuocere” l’uovo prima che si schiuda; altre misure a protezione dei pulcini sono trappole ovunque per le donnole (che indovina indovinello, abbiamo introdotto noi pensando di fare una gran mossa per liberarci di alcuni uccelli a loro volta introdotti dai primi navigatori). Quando si iniziano a schiudere le uova tra l’altro, vengono prelevati i pulcini e la schiusa si completa al riparo dalle mosche, si sa mai. Nel frattempo vengono sostituiti con delle finte uova che a quanto pare dimostrano come i genitori-albatross non siano proprio intelligentissimi.

nz 20-12-2013 11-19 AML’aspetto affascinante per me e molti altri non e` tanto la maestosita` del luogo, che a molti pare solo uno scoglio di fronte all’immensita del turbolento Oceano Pacifico, perennemente battuto da forti venti che sollevano lo spirito. L’aspetto affascinante, dicevo, e` il ciclo di vita degli albatross, il quale ha del poetico. I piccoli nascono ad inizio primavera e per molti mesi (fino ad un anno) vengono inizialmente curati da un genitore alla volta, mentre l’altro va a pesca. Quando raggiungono quasi i dieci chili di “pucciosita` piumosa” stanno mangiando cosi` tanto che i genitori devono uscire assieme per portare a casa abbastanza pesce da vomitargli addosso.
Ad un anno di eta` cominciano a cambiare il piumaggio ed e` ora di imparare a sfruttare i venti perpetui, cosa che imparano a fare velocemente, anche perche` probabilmente mamma e papa` albatross a questo punto si levano dalle scatole, stufi di provvedere alla prole. Appena si staccano da terra, l’istinto li porta a fare quello che hanno fatto per centinaia di generazioni: partono alla volta dell’antartide, salgono di quota e volano in cerchi lungo i paralleli del pianeta, a sud di latitudine -60. Per quanto lo fanno? Ottima domanda! Un mese? Tre mesi? …5 anni. Volano ininterrottamente per 5 anni, durante i quali non toccano mai terra. Si fermano per nutrirsi di calamari morti sulla superficie dell’oceano, bloccano le ali in volo con un sistema che l’evoluzione li ha portati a perfezionare, cosi` che non devono spendere energia per rimanere lassu`. Sopravvivono a tempeste e uragani e inverni ed estati polari per CINQUE lunghissimi anni. Dormono di tanto in tanto appoggiandosi sulle onde e poi ripartono in quota. Verso il quinto anno raggiungono la maturita` sessuale, quindi qualcosa li porta a riavvicinarsi alla terra ferma, in Argentina o in Nuova Zelanda o isole limitrofe. Ci dicono che e` molto buffo e affascinante allo stesso tempo, osservare questi adolescenti rientrare dove sono nati magari, dopo cinque anni di assenza e senza avere idea di cosa sia il suolo…a quanto pare sono molto goffi nell’atterrare su una superficie solida.
A questo punto Cupido fa il suo lavoro e si scelgono un compagno/a con cui si danno da fare (ps: sara` per lo piu` il maschio a covare l’ovetto) e che seguono per l’anno di vomito a cui facevamo riferimento prima. Dopodiche` la coppia si separa, ciascuno di due si saluta e parte per un anno intero a surfare le correnti del cielo finche` “qualcosa” li avverte che e` ora di rientrare e fare un nuovo pulcino. Incredibilmente la coppia rientra dal Waltz con pochissimi giorni di distanza e ricomincia il ciclo. Se non trovate commovente questa routine non so che dire.
Quindi il ciclo di riproduzione degli albatross e` molto lento, perche` ogni coppia riesce ad incontrarsi, avere un pulcino-pulcione e crescerlo ogni due anni. Per il resto e` solo vento e liberta` e solitudine per i successivi 3-4 decenni. Tra l’altro puo` succedere che cambino partner qualche volta, quindi non e` vero che siano monogami. Non mi e` chiaro come facciano a sincronizzarsi coi tempi di rientro in quel caso, ma tant’e`…ci sara` un tribunale apposito per gli affari volatili.

Combinando questo con il fatto che la risorse ittiche del pianeta stanno andando a schlampe e con il fatto che molti paesi peschino con il long-line (chilometri di filo con migliaia di ami) fa si che decine di migliaia di albatross scambino le esche per cibo, rimanendoci. Buon sushi!nz 22-12-2013 4-053

Australia Day…? Invasion Day…? Survival Day…?

Intanto buon anno!

Siamo tornati dalle nostre tre settimane in Nuova Zelanda (e ancora stiamo sistemando le migliaia di foto fatte ma vi giuriamo che prima o poi ve le mettiamo sul blog), abbiamo ricominciato a lavorare e in un baleno arriva l’Australia Day!

Il 26 Gennaio e’ festa nazionale, lungo weekend, barbecue, spiaggia, gite fuori porta, grandi sbronze, bandiere d’Australia OVUNQUE, tatuaggi con la croce del sud sfoggiato con orgoglio e finale di tennis tra uno spagnolo ed uno svizzero che si apre con l’inno cantato da un coro angelico di bambini. Insomma e’ una specie di giorno in cui si festeggia l’essere australiani in modo molto molto tamarro e dal tasso alcolico alto.

Noi abbiamo festeggiato a casa di amici, lui italiano lei australiana. L’abbuffata e’ consistita in Strozzapreti (con la maiuscola!) fatti in casa con ragu’, lasagne e contorni vari (tipico piatto estivo). Il dolce e’ stato australiano: il leamington.

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E’ un dolce molto semplice: pan di spagna ricoperto da uno straterello di cioccolato e scaglie di cocco. Molto buono! Visto che la coppia e’ italo-australiana, abbiamo aperto a meta’ il leamington e fatto l’aggiuntina di Nutella! Yummy!

Essendo Australia Day non poteva mancare il canguro, addobbato di colori australiani e immancabile croce del sud. E’ diventato molto amico del coniuge…

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La compagnia era eterogenea, ma fondamentalmente un mix tra italiani ed australiani:

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Prima di questo pranzo siamo stati a fare un’immersione a Camp Cove, e abbiamo dato un passaggio a due “buddies” di immersione, un brasiliano ed un inglese. La discussione e’ velocemente andata sull’Australia Day, e alla domanda: “Ma l’Australia Day cos’ e’? Tipo l’independence day americano? Tipo il nostro 2 Giugno o 25 Aprile?”. Due italiani, un brasiliano ed un inglese non hanno saputo dare la risposta.

Quindi eccomi qui, dopo una piccola ricerca su internet e la lettura di un paio di articoli sull’argomento.

26 Gennaio 1788 e’ stata piantata la prima bandierina inglese su suolo australiano, esattamente dove noi abbiamo fatto l’immersione. Da quel momento e’ iniziata la presenza degli inglesi su suolo australiano, con tutte le conseguenze del caso.

Ho volutamente scritto la “presenza” e non l’invasione o la conquista o l’inizio della nazione Australia, perche’ proprio qui sta la grande controversia. Tutti sanno (o dovrebbero sapere) che l’Australia esisteva da ben prima dell’arrivo degli inglesi, gli australiani originari sono solo gli aborigeni. Sopratutto per loro l’Australia Day e’ “celebrato” come Invasion Day (esistono celebrazioni ufficiali, con concerti e dibattiti a riguardo, proprio il 26 gennaio) o anche come Survival Day. Per loro il 26 Gennaio del 1788 e’ iniziata l’invasione da parte degli inglesi, che ha decimato gli aborigeni, tentato di cancellare la loro lingua e la loro cultura, portato via i loro figli (la cosidetta “Stolen Generation”) per darli in adozione a coppie della middle class non-aborigena dal 1909 al 1969 e oltre; ma loro hanno resistito e nonostante tutto cercano di mantenere la loro lingua e cultura ancora oggi, ecco perche’ “Survival Day”, perche’ sono sopravissuti, anche se decimati.

Il dibattito e’ decisamente aperto ed acceso, sopratutto perche’ l’Australia Day come festa nazionale viene ufficializzata solo nel 1994. Prima di questa data si organizzavano molte manifestazioni, commemorazioni, convegni, incontri per ricordare l’arrivo degli inglesi down under ma il 26 gennaio non aveva veste ufficiale.

Questo e’ solo uno dei tanti articoli che oggi si leggono sui giornali australiani in merito all’Australia Day:

http://www.sbs.com.au/news/article/2014/01/27/comment-case-mistaken-identity

Di questo articolo mi piace molto la definizione di “mistaken identity”. Il 26 gennaio dovrebbe essere la giornata in cui si celebra l’identita’ australiana in tutta la sua interezza e diversita’, ma chiaramente l’occasione scelta per festeggiarSI in quanto australiani e’ quantomeno infelice, viste le ferite ancora molto aperte nel rapporto con gli aborigeni e con la propria storia.

O forse siamo di fronte ad una nazione talmente giovane che ancora non ha ancora vissuto il suo fatto storico che potra’ essere ricordato come Australia Day?

Finalmente ritorniamo a scrivere!

Ebbene si, sono ben due mesi e mezzo che qui si batte la fiacca e non si scrive una mazza. Ci siamo impigriti, siamo stati in Europa, il coniuge e’ stato in Nepal, qui poi e’ arrivata l’estate e tra andare e spiaggia o scrivere sul blog abbiamo sempre ceduto alla spiaggia.

Questo e’ un post piu’ di aggiornamento, una riassunto delle puntate precedenti. Partiamo con ordine.

 

ILA E IL BRO!

Ebbene si, dopo averci pensato moooolto a lungo, mio fratello Alessio si e’ trasferito a Sydney col visto work&holiday! Ha gia’ fatto un corso di inglese ed e’ lanciatissimo a parlare la lingua, conoscere nuove persone e fare nuove esperienze di vita e di lavoro. Condivide l’appartamento dall’altra parte della citta’ (rispetto a dove stiamo noi) con dei tedeschi e una “nonna”. Cioe’ la casa e’ di un’anziana signora che, rimasta sola, affitta le stanze a dei ragazzi 🙂

Dopo circa un mese e mezzo, mi chiama e mi dice :”Oh ma ila, tu la sai fare la pizza? Cioe’ non e’ che me la insegni cosi’ qualche volta la posso fare a casa pure io?”              Io felicissima rispondo che ovviamente la so fare e gliela insegno molto volentieri. E il coniuge commenta: “Cosi’ gli tramanderai la ricetta di come si fa la pizza, come la si fa in casa vostra da generazioni e come si dovra’ fare per le prossime generazioni, come coi dolci sardi!”. Ebbene si, sono ultraconservatrice per quanto riguarda le ricette: se la mia mamma mi ha insegnato la ricetta in un modo, va rifatta SEMPRE E COMUNQUE in quello stesso modo. Punto.

DSC00063Ovviamente con Ale siamo anche andati nei posti di rito di Sydeny: Opera House e  Harbour bridge.

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LA NUOVA COINQUILINA

Per circa una settimana abbiamo avuto un essere che nonostante l’avessimo ripetutamente sbattuto fuori di casa, continuava a tornare dentro e stabilirsi a casa nostra: Lady Oscar (per me), Lady Bug (per il coniuge).

Trattasi di una coccinella, ora voi direte: “e allora? Mica una serpente, un funnelweb… e’ solo una coccinella!”. E’ vero, ma provate ad immaginare che voi tutti i giorno vi troviate una coccinella piu’ o meno nella stessa zona della casa, voi tutti i giorni la rimandiate fuori e lei tutti i giorni ritorna. Pensi di essere stato prescelto, no? Pensi che lei vuole proprio star li… Allora io le ho creato una casetta con un post-it fuxia.

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Bellina ne’?? Peccato che dopo due giorni nella nuova casetta, sono andata a toccarla per vedere come stava e ho scoperto che era immobile, e ci e’ venuto il dubbio fosse morta e avevamo ragione. Dopo averne dichiarato il decesso (come in grey’s anatomy) l’abbiamo lasciata andare in una forte folata di vento…

 

IL CAMIONCINO DEI GELATI.

Un giorno sono a casa a preparare le lezioni e sento una musichetta tipo jingle musicale mal riuscito. Avete presente quelle musichette da videogioco anni ’90 dal suono un po’ finto e sempre uguali a se stesse? Ecco continuo a sentire sta musichetta venire da fuori, il suono si allontana, si avvicina ma niente, non vedo niente…

La musichetta ricorda molto quelle dei film thriller-horror in cui vengono squartati dei bambini e l’unico casuale superstite al massacro (che avveniva con questa musichetta in sottofondo) non riesce piu’ ascoltare questa musica salvo poi dar fuori di matto. Il primo giorno che l’ho sentita, senza capire cosa fosse e da dove venisse, mi sono sentita un po’ in un film del genere e mi e’ presa una strana sensazione di ansia, insomma mi aspettavo IT comparire da un momento all’altro…

Dopo qualche giorno ancora questa musichetta, decido di rimanere al balcone finche’ non vedo qualcosa o qualcuno a cui chiedere almeno. Ecco appare la cosa-che-fa-la-musichetta:

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E’ un gelataio ambualante, che vende gelati porta porta col suo camioncino rosa e fa la musichetta cosi’ capisci quando e’ in zona per comprarti un gelato… Ma non e’ magnifico?? Mi ricorda un sacco il famoso: “Cocco bello, cocco!! Cocco bello!!!” delle nostre spiagge… La prossima volta che non sono impegnata a fargli la foto vado giu’ e testo il gelato (che secondo me fara’ caca’….).

 

IMMERSIONI, SQUALI E GoPro.

Ebbene si, al coniuge hanno regalato la GoPro!

Gran filmati sopratutto sottacqua… Qui vi metto un paio di link, ma il coniuge poi vi mettera’ quello dell’immersione e pochi altri, non temete! E’ che dice che sono troppo pesanti e quindi non ho capito come deve fare per ridurli, ma dice di essere in grado di farlo, quindi noi ci fidiamo..

Qui giochiamo con le onde

E qui l coniuge surfa (intorno al minuti 7 si alza in piedi e cammina sulle acque, anzi meglio.. surfa sulle acque!)

Manca un video (che posteremo presto) che e’ quello della nostra immersione a Magic point. Un punto della costa di Sydney (a 500m dalla nostra finestra circa). In questo punto vive una conunita’ di squali nutrice che noi siamo andati a vedere in immersione. Tranqulli, sono innoqui e sono davvero emozionanti da vedere! In quella giornata oltre a degli squali di circa un metro e mezzo, abbiamo visto un port jackson, un wobbegong e una sting-ray gigantesschissima (per i miei paramentri).. insomma una gornata di immersioni davvero ricca, e poi una giornata spettacolare: sole, vento e barca. What else?

Insomma non scriviamo da piu’ di due mesi ma come avrete capito va tutto benissimo, anzi! Al momento stiamo contando i giorni che ci separano dal nostro prossimo viaggio in Nuova Zelanda. In ogni caso prima di lasciarvi per le tre settimane neozelandesi ci saranno da raccontare le “feste di natale” di lavoro (sempre grandi fonti di favoline – come il post dello scorso anno ve lo ricordate?), ancora non so cosa ha programmato la mia direttrice per quest’anno, so solo che c’e’ un karaoke assicurato per venerdi’ 13 e una giornata intera prenotata per il 15… ma sara’ tutto una sorpresa stile australo-tedesco. Seguiranno dettagli!

 

 

Il mistero dei cupcakes…

Lunedi’ 9 settembre il coniuge tutto felice torna a casa. E’ felice perche’ il giorno dopo sara’ il compleanno dell’amata moglie e lui non vede l’ora di festeggiarla e ringraziarla per essere una cosi’ splendida persona (corsivo mio).

Si ferma davanti alla porta di casa e vede una busta di plastica appesa alla maniglia della porta. La prende e dentro ci sono due scatole con dentro cinque dolci (chiamiamoli cupcakes, all’australiana) molto invitanti, sembrano di pasticceria.

L’amata moglie (cioe’ io) torna a casa e lui, con evidente tono inquisitorio da siciliano anni ’50:

“Qualcuno ti ha mandato dei dolci per il tuo compleanno, ma non c’e’ il nome hai idea di chi possa essere?”

Io:

“Ehm, no perche’? Dove li hai trovati? Fammi vedere un po… mmm.. sembrano pure buoni.. Aspetta, sembrano quelli della pasticceria dove lavora l’amico del nostro amico F.”

Il coniuge:

“Ok, allora prova a chiamarlo e sentiamo. Sicuramente e’ qualcuno che sa del tuo compleanno, e sa dove abitiamo, sa il numero del nostro appartamento ed e’ entrato fino alla nostra porta di casa…”

La moglie, guarda dentro la busta per trovare un biglietto ma nulla, gira e rigira la scatola finche’ sul fondo di una delle scatole trova scritto un nome “David”.

“Ehm, veramente e’ per te, c’e’ scritto il tuo nome..”

Il coniuge strabuzza gli occhi, diventa bianco in faccia e inizia a muoversi in modo compulsivo “Per me?? O mio dddio e’ qualcuno che mi conosce, sa dove abito, e’ venuto fino alla maniglia della porta di casa, questa cosa e’ preoccupante, molto preoccupante… Cosa facciamo? Dobbiamo capire chi e’ stato. Scrivo su Facebook un messaggio a tutti i nostri contatti. E poi David, chi mi chiama David? Nessuno, cioe’ tutti in nostri amici sanno che sono DAVID+E. Magari qualcuno del lavoro…cioe’ effettivamente c’e’ una tipella russa che mi chiama david e… […]”

E cosi’ il coniuge prosegue col suo monologo da Sherock Holmes, preso dal panico.

Decidiamo di fare il giro dei vicini e chiedere se qualcuno di loro ha visto chi e’ entrato fino alla porta di casa (visto che per arrivare alla porta servono le chiavi), se hanno fatto entrare qualcuno, se hanno sentito qualcosa, se si chiamano David e quindi il pacco e’ per loro etc..

Appena finito di cenare scendo da S., inquilino del primo piano, busso e dopo un po’  risponde con voce agguerrita:”Who’s there?!!!?” Io mi presento, apre, discutiamo della questione e poi lui mi dice:”Ma sai che ore sono? La gente dorme a quest’ora! E’ tardi, vai a dormire anche tu!” ore 21.45. Australians.

Il giorno dopo facciamo il giro degli inquilini e scopriamo che B., quello dell’ultimo piano ha trovato il sacchetto coi cupcakes sopra il contenitore della posta e ha visto il nome David, quindi ha portato dentro il tutto e l’ha lasciato a noi.

Nessuno dei nostri contatti pare abbia avuto questa brillante idea, quindi sappiamo solo che chi ha deciso di omaggiarci di questi cupcakes, e’ anonimo, e’ arrivato “solo” fino alla porta esterna della casa, conosce i nome del coniuge. I cupcakes sono rimasti in frigo per 4 giorni e ora li abbiamo buttati, non ci siamo fidati ad assaggiarli…

Nelle nostre indagini abbiamo anche pensato di togliere il video di youtube in cui vi facevamo vedere dalla spiaggia come si arrivava a casa nostra, perche’ abbiamo notato che appariva l’inidirizzo, magari qualcuno/a che ha visto il video su youtube, si e’ innamorato/a di “David” e ha iniziato cosi’ il corteggiamento.

Post musicale

Ah! Chi ha cliccato qui sperando che partisse automaticamente un jingle rimarra` deluso/a. Anzi, visto che mi sento in vena di simpatia, a chi sperava in un jingle suggerisco l’ottimo jingle bells tradotto in italiano con googletranslate (a me e Ila ha fatto venire i crampi dal ridere per l’ennesima volta).

Passiamo alla natura del post: musica impegnata. Ieri sera siamo andati all’Opera House a sentire Joan Baez e cosi` ho scoperto che l’Opera House non ha solo una mega sala, la Concert Hall (l’unica che ho visto di persona fin’ora in un paio di occasioni) ma, ad esempio, l’Opera vera e propria e` in un’altra ala. Guardandola da fuori non sembrava cosi` grande, ma mi fido.
Dunque, come in altre occasioni i nostri posti prenotati erano ovviamente i piu` economici (e gia` cosi` non e` che esattamente te li regalino). Gate 14 sú in alto, fila X, sedili 31 e 32. As usual…
Ci sediamo e si nota che l’eta` media e` sui 65, con una coda nella distribuzione dell’eta` che arriva ai 25, come si nota da qualche nonno/a che ha portato la nipote a sentire la musica che piaceva in gioventu`. Sfortunatamente qualcuno dei pensionati attorno a noi (non siamo stati in grado di definire con precisione la provenienza) ha anche problemi al colon, per cui con una regolarita` quasi svizzera ogni tot minuti rilascia una nuvola di gas venefico dalla porta posteriore. Beeeeene sara` una fantastica serata.

Nei momenti di noia mi metto a fare una stima della capacita` della sala, arrivo a ~2200 posti a sedere, riconoscendo comunque una difficolta` nel fare la stima ad occhio perche` la platea si allarga man mano che risale e c’e` una parte che dal gate14-rigaX non si vede. A quanto pare non ho sminchiato di tanto, il totale di posti a sedere sono poco meno di 2700, di cui 2100 in platea.

Note negative a parte, una o due stecche o schiarimenti della voce lievemente catarrotica della cantante, direi che e` stata una bella serata. Se non altro perche` non capita tutti i giorni di sentire una persona ironizzare in una canzone (Diamonds and rust) sul fatto che ha portato un caffe` a Bob Dylan 50 anni fa o ricordare con mal celato orgoglio (e ci mancherebbe…) quando Martin Luther King Jr. (MLKJr) le ha chiesto un favore.
Erano gli anni iniziali del movimento per i diritti civili (’62-’63) e il reverendo doveva tenere un discorso in una citta` del West Virginia -credo-. Unico problema: i genitori bianchi prendevano a sassate i ragazzini neri che andavano ad ascoltare questo carismatico signore coi baffetti. Martin Luther King ha quindi chiesto a Joan il favore di andare ad aprire lei le danze un giorno prima con un concertino, in modo che si tirasse dietro un po’ di stampa e scoraggiasse i piu` violenti tra i lanciatori di sassi.
Per la cronaca, ha funzionato! Sempre per la cronaca, Joan aveva 22-23 anni all’epoca: c’e` poco da fare, chi e` Grande lo e` anche da piccolo. Bon morale, MLKJr arriva il giorno dopo ma e` stanco e quindi schianta in albergo e tocca a Joan andarlo a svegliare. Cosa che lei fa suonando la canzone che poi ci propone. Esticazzi!

Nuova nota positiva, Joan include una canzone (From little things big things grow) australiana che coinvolge -secondo me molto piu` di tutte le altre che ha cantato- il pubblico:

E` una canzone sulla protesta dei Gurindji e racconta la storia di Vincent Lingiari. Leggete il testo e godetevela tutta, a me fa venire un po’ in mente De Andre`. Una storia tra tante sul difficile rapporto tra invasori e invasi, in questo grande continente d’Australia.
La storia e` quella di resistenza non-violenta di tanti popoli, di tante comunita`, di tutti i tempi. In questo caso, una storia degli anni ’60 che e` diventata una canzone solo una ventina di anni fa. Ho molta poca simpatia per il concetto di proprieta` della terra che viene sbadierato oggi come pretesto per ogni riconciliazione (come se anche per gli aborigeni la terra non fosse stata “in prestito”), ne ho molta di piu` per la lotta che questi hanno condotto per aver riconosciuti i piu` primari tra i diritti civili.
Parte qualche lacrima nel pubblico.

Poco dopo segue l’inno non ufficiale d’Australia, Waltzing Matilda. In realta` quella che canta Joan e` una canzone pacifista che si chiama The band played Walzing Matilda

Dunque, ci si potrebbe scrivere un libro intero (e ce ne saranno gia` chissa` quanti…a proposito, quante cose ci sarebbero da leggere, da studiare, da insegnare) su questo singolo titolo. Cercando di rimanere dentro una pagina sola, la canzone qui sopra e` un inno contro la guerra che racconta di uno dei 50.000 “poveri cristi” che furono mandati nella prima vera spedizione militare Australiana e Neo-Zelandese della storia, un evento che definisce tutt’ora cosa significa essere australiani e che sicuramente c’e` nel test per la cittadinanza: l’Anzac-Day. Era la prima guerra mondiale e il contingente d’oceania e` stato mandato male armato e mal preparato (ricorda qualcosa?) a ingaggiare battaglia a Gallipoli (no, non in Puglia…in Turchia). In un soffio sono stati maciullati dall’artiglieria e tanti saluti. L’Anzac-Day rimane una delle date piu` celebrate, l’Anzac bridge e` uno tra i piu` fichi, etc etc…son sicuro che il lettore interessato sara` gia` su wikipedia perso tra un ipertesto e l’altro.
Nella canzone qui sopra, si menziona il fatto che la banda suonasse Waltzing Matilda, quella vera, che e` una canzonetta di fine ‘800 che e` cosi` popolare che viene appunto considerata l’inno non ufficiale del paese. E` una storiella di uno “swagman” (trad: un barbone, letteralmente uno che trasporta le sue cose avvolte in una coperta fatta a zaino “swag”) che chiama le sue cose per nome (Matilda) e che uccide una pecora per magnare ma quando arrivano i gendarmi (con i colbacchi, con i colbacchi) preferisce annegarsi in un “billabong” (un laghetto) che farsi incarcerare. Cosi` facendo tra l’altro diventa un fantasma che infesta la zona! Godetevela con la spiega:

Ora, se siete arrivati fin qui magari vi intrippera` il fatto che Waltzing Matilda suoni molto tedesco vero? Beh non e` a caso: deriva da Auf der Walz sein, una vecchia tradizione che un altro signore coi baffetti (non MLKJr), molto popolare in germania dagli anni ’20 ha cancellato assieme ai suoi decerebrati accoliti. La tradizione e` quella di andare un po’ (il Wanderjahr) in giro a “imparare le cose del mondo” prima di cominciare la tua vita adulta e dopo aver terminato il tuo praticantato per diventare artigiano.
Waltzing Matilda puo` quindi essere tradotto come “bighellonare portandosi dietro le tue cose” e quindi si porta dietro una vagonata di storia e di riferimenti su cui sarebbe bello scrivere una tesi intera.
Sapevatelo!

Nota finale, un gruppo di sciamannati (i “pastori del mare”) che mi piace per molte cose e mi dispiace per poche, ha onorato Walzing Matilda chiamando una delle operazioni proprio cosi` http://www.seashepherd.org/matilda/

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postpostilla: un amico mi avvisa che il Waltz non e` stato eradicato dal baffetto antipatico e che persiste in Germania. Seguira` -speriamo- qualche info a riguardo